La Milano del futuro? Sarà l’antitesi di Dubai

30/06/2008

«Milano sarà l’antitesi di Dubai. Ha presente cosa si è praticato fino a oggi negli Emirati Arabi? Architettura decontestualizzata, committenti scellerati che ti affidano un’area e ti chiedono di realizzare palazzi senza nessun rapporto con persone e territori, poco rispetto per la cultura dei luoghi. Ecco, Milano sarà l’opposto». Andrea Boschetti, quarantenne co-fondatore insieme ad Alberto Francini di Metrogramma, lo studio milanese scelto per disegnare il piano di governo del territorio (Pgt) lombardo, non ha dubbi: Milano sarà la città pubblica per eccellenza. Intervenuto alla prima giornata dell’Uia, il congresso mondiale che porta a Torino fino al 3 luglio il gotha dell’architettura mondiale, gli chiediamo di raccontarci la Milano che verrà. Che sarà «una città aperta, in costante ascolto con tutte le sue realtà». 
Il piano di governo del territorio, il nuovo strumento urbanistico introdotto con legge regionale nel 2005, va a sostituire il piano regolatore generale della città che risale agli anni Cinquanta. In questo momento di ripensamento totale del territorio lombardo, un evento come l’Expo 2015 mette il piede sull’acceleratore: gli obiettivi del piano vanno realizzati entro sette anni. Boschetti spiega che se il capoluogo lombardo si è sempre sviluppato in maniera radiale – con un centro e una periferia estesa e anonima – è ora di invertire rotta: «Da città pensata e costruita sul rapporto centro-periferia, Milano deve diventare una città policentrica», dice. «Quello che è fondamentale è costruire un patto sociale – spiega – I cittadini devono ricominciare a vivere la città, la gente deve tornare in strada». E continua : «A me piace ragionare per assurdo, indagando e sfatando i pregiudizi delle persone, i luoghi comuni. Qual è lo stereotipo classico di Milano? Che è una città grigia, anonima, senza un sapore. Deve diventare il suo opposto». 
«Mi piace pensare – continua – che il verde non debba più chiudersi nei parchi ma che siano finalmente i parchi ad aprirsi alla città». Una grande attenzione sarà, infatti, rivolta alla riqualifica del Parco Sud che, spiega Boschetti, «deve diventare un polmone cittadino». Milano potrebbe essere una delle città più verdi d’Europa ma «adesso è impossibile anche solo parlare di piste ciclabili perché a pochi metri ci sono le tangenziali. Questo deve cambiare, la città sarà ripensata in base alla possibilità di girarla in bicicletta».
Boschetti non vuole parlare di politica: «Le istituzioni – racconta – fin dall’inizio si sono mostrate disponibili, sanno bene che l’Expo è un’occasione da non perdere. L’importante è che si crei un buon rapporto tra committenza pubblica e privata». E individua in una cattiva comunicazione il vero ostacolo: «I media sono interessati solo al conflitto e alle polemiche, non ai progetti reali, a pensare sulla città, devono aiutare gli architetti a comunicare il cambiamento». Metrogramma ha già avviato un percorso di ricerca nei vari quartieri cittadini, cercando di ridefinire i servizi e le regole sulle singole esigenze di quartiere e in armonia con le altre realtà in costruzione. L’attenzione è tutta sulle infrastrutture: «Una struttura reticolare si basa sulle infrastrutture che non definite prima del progetto ma vanno di pari passo con i vari step. Se pensiamo alla città come a un luogo policentrico è chiaro che bisogna analizzare le diversità dei luoghi e su quelle ripensare la città». 

Grazie a Sole24Ore


Shape On You: immagini 3D in pochi istanti

30/06/2008

Shape On You é una piccola applicazione che ti permette di disegnare ed animare diverse forme in 3D.

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Energia, useremo più petrolio senza la rivoluzione tecnologica

30/06/2008

Il petrolio è il presente, e il suo prezzo continua a segnare un record dopo l’altro. Il futuro? Il petrolio. Nei prossimi 40 anni ne useremo il 70% in più e le emissioni si impenneranno del 120%. C’è un’alternativa: la «rivoluzione» illustrata nel rapporto «Le prospettive tecnologiche nell’energia»realizzato dall’Agenzia internazionale dell’energia (Aie) su richiesta del G8 e presentato oggi a Roma dall’Enea. Il rapporto contiene due possibili soluzioni per mitigare questo scenario. La prima, denominata Act, utilizza tecnologie in gran parte già esistenti. Può riportare le emissioni di Co2 nel 2050 ai livelli di oggi, dopo un picco tra il 2020 e il 2030, con un costo totale di 17 mila miliardi di dollari. C’è una seconda alternativa più forte alla dipendenza di petrolio: la proposta chiamata «Blue», in cui si utilizzano tecnologie in parte ancora da sviluppare per avere nel 2050 metà delle emissioni rispetto a oggi. In questo caso il costo lievita fino a 45 mila miliardi di dollari. In entrambi gli scenari il punto fondamentale è il risparmio energetico. Il miglioramento dell’efficienza energetica di edifici, apparecchiature elettriche, trasporti, industria, settore elettrico portano i maggiori risparmi al minor costo. Subito dopo c’è la generazione di energia elettrica con una minore produzione di Co2. Un obiettivo che può essere raggiunto con un mix di energie rinnovabili, il nucleare e l’utilizzo del ciclo combinato (Ccc) nelle centrali a combustibili fossili. Lo scenario «Blue», in particolare, prevede l’utilizzo dei biocombustibili a basso contenuto di carbonio nei trasporti e del 46% di rinnovabili (eolico, solare fotovoltaico e termico a concentrazione, e biomasse) per la produzione di energia elettrica. La ricetta futura per l’energia in Italia, ha affermato Mario Baldassarri, presidente della commissione Finanze del Senato, passa per il ritorno di carbone e nucleare, oltre che per la costruzione di rigassificatori. «La riduzione delle emissioni da noi passa per il nucleare – ha puntualizzato Cesare Cursi, presidente della commissione Attività produttive del Senato – che però deve essere una scelta condivisa con gli enti locali. Già dal documento di programmazione economica ci saranno i primi passi in questo senso». Luigi Paganetto, presidente dell’Enea, ha detto che per raggiungere il duplice obiettivo di tagliare i costi dell’energia e rispettare l’ambiente: «Bisogna fare di più in termini di investimenti in ricerca e sviluppo».

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Brevetti: un patto “milionario” fra i giganti dell’hi-tec

30/06/2008

Unire le forze, e che forze, per difendersi da potenziali (e spesso milionarie) cause legali per la violazione della proprietà intellettuale. L’intento di mettere a fattor comune specifiche risorse formando un vero e proprio patto è del gotha dell’industria tecnologica e stando a quanto riportato ieri dal Wall Street Journal (le fonti rimangono anonime) il piano di Verizon Communications, Google, Cisco Systems, Hewlett-Packard ed Ericsson è quello di acquistare i brevetti chiave prima che cadano nelle mani di terzi ed evitare che questi ultimi possano usarli contro di loro. Il patto in questione avrebbe anche un nome, Allied Security Trust, e per farne parte, ogni compagnia pagherà 250.000 dollari di premio (per arrivare nel complesso, stando alle indiscrezioni, a un capitale da investire di 5 milioni di dollari). Trovare le ragioni di questa iniziativa, dice in sostanza l’articolo del Wsj, è facile: le azioni legali intentate ai big dell’hi-tech per la violazione dei brevetti sono arrivate alla cifra record di 2.500 lo scorso ottobre, contro le 921 del 1990. Il Senato americano da tempo doveva intervenire per ovviare al proliferare delle cause “fraudolente” inviate alle varie corti statunitensi ma il cosiddetto Patent Reform Act del 2007 (sobillato e sostenuto dalle varie Microsoft, Google, Cisco, Adobe Systems, Apple, Intel, Symantec, Dell, Hewlett-Packard, eBay, Oracle e Red Hat) è rimasto al momento a languire. E così le grandi firme hanno deciso di fare da sé.

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Assinform, l’universo ICT stenta a crescere

30/06/2008

Il mercato italiano dell’Ict cresce nel 2007 dello 0,9% rispetto al 2006, l’It conferma la tendenza all’espansione con un buon 2% (ma la media europea è del 4,7%), con un più 0,4% il settore delle telecomunicazioni continua la caduta fatta registrare l’anno prima Gli attesissimi risultati del rapporto annuale Assinform in collaborazione con Netconsulting disegnano ancora una volta un paese che stenta nel suo complesso a lanciare una volata decisiva verso l’innovazione tecnologica. Anche se in alcuni sottinsieme si colgono qua e là segnali positivi. Purtroppo resta il fatto chiaro di una involuzione: nel 1998 il nostro paese spendeva in It l’1,5% del valore del Pil, a fronte di una media europea del 2,3%; nel 2007, l’Italia ha speso una quota pari all’1,7% del Pil. Insomma, dopo dieci anni l’Italia ha aumentato gli investimenti It di soli due decimi di punto percentuale, mentre la spesa media europea è cresciuta di 5 decimi di punto percentuale. In questi dieci anni, la Francia ha aumentato gli investimenti It di 8 decimi di punto percentuale per una quota Pil pari al 3,1%, per la Gran Bretagna 6 decimi e il 3,5% del Pil, la Germania 5 decimi di punto in più e il 2,9% del valore del Pil. Come dire che il gap d’innovazione del nostro paese si è decisamente allargato. Non a caso, sottolinea Ennio Lucarelli, presidente di Assinform, l’Italia è tra i paesi europei a più basso tasso di produttività: chi in questi anni ha investito di più in tecnologie informatiche ha ottenuto anche importanti ritorni sulla produttività. L’It continua dunque a far da driver, sull’onda del mercato consumer e di una ripresa modesta, ma generalizzata degli investimenti It da parte delle imprese: sale il software (più 0,5%), continua la crisi dei servizi, è profondo rosso per l’assistenza tecnica (meno 4,1%), cresce l’hardware dell’1,1%, grazie soprattutto alla domanda di Pc. Le grandi imprese sono quelle che spendono di più, le medie tengono botta, mentre una gradita sorpresa viene dalle piccole, che spendono lo 0,6% in più rispetto al 2006. Per carità, nulla di mirabolante; significativa però se si considera che appena due anni fa il segmento delle piccole realtà non dava segni di vita. La perfomance più sorprendente la offrono, ancora una volta, il segmento consumer, con un’impennata della spesa in tecnologie del 10,5% nel 2007, per un valore di un miliardo di euro. Nelle famiglie il cellulare la fa da padrone, aumentano i Pc, gli accessi internet e la banda larga, anche se per accessi a internet siamo ancora lontani rispetto ad altri paesi europei. Note dolenti per le Tlc, perché se sta nelle cose ineluttabili la conferma della tendenza alla decrescita delle Tlc fisse (-1,3%), si registra nel contempo una forte battuta d’arresto delle mobili, che, dopo la crescita del 4,5% nel 2006, nel 2007 si attestano a un deludente più 1,8%. Per quel che riguarda la rete fissa, crescono i servizi internet dello 0,7%, crollano i servizi a valore aggiunto, continua la discesa inesorabile della fonia, è crisi nera per la trasmissione dati (meno 6%). La rete mobile va sotto zero con la fonia, e nei Vas non conferma l’ottima performance del 2006 (+24,2%) per “accontentarsi” di un più modesto +17,9%. Effetto della crisi economica e di una maggiore propensione dell’utente a darsi le priorità. Tutto questo sta alla base della caduta degli accessi alla banda larga (+18,7% contro il 25,7% dell’anno prima), alla dsl (meno 7,3%), alla fibra ottica (da un a crescita dell’8 a una del 5,6%). Le linee attive mobili scendono, anche se si registra il deciso balzo in avanti dell’Umts (dal 7,5 al 35,3%), e il numero degli utenti risale leggermente rispetto al 2006. Lo spaccato della domanda per settori d’utenza conferma il ruolo trainante delle banche e dell’industria; nel settore pubblico discreto andamento della Pal, mentre l’Amministrazione Centrale ha fatto registrare addirittura un calo della spesa del 3.2%. Qui, secondo Assinform, persiste more solito il dato anomalo del 60% della spesa It che resta intrappolata nel circolo autoreferenziale delle società pubbliche in house. Nel confronto con gli altri paesi, l’Italia paga dazio. Risulta sì ben piazzata sul fronte dell’offerta di servizi di e-government ai cittadini (58% di enti attivi, contro il 51% medio in Europa) e alle imprese (88% di enti attivi, contro il 75% medio in Europa), ma non per la sua capacità di farli utilizzare dal grosso della cittadinanza. E infatti mentre nel caso delle imprese l’utilizzo è ragguardevole (84% delle imprese), nel caso dei cittadini, la fruizione non supera il 17% de potenziali interessati (contro il 30% medio europeo). Presenta una percentuale di utilizzatori di Internet sulla popolazione che non supera il 34%, contro il 51% medio europeo (e, per fare solo alcuni casi, il 75% della Svezia e il 44% della Spagna). Si colloca nella parte bassa della classifica per utilizzatori di servizi di Internet banking, con una percentuale di utilizzatori sulla clientela che non supera il 12%, contro il 25% medio europeo. È ancora in ancora in coda alla classifica per utilizzo di servizi di e-commerce: il 2% il fatturato delle imprese italiane, contro l’11% medio delle imprese europee. Giancarlo Capitani, ad di Netconsulting, illustra anche l’andamento del mercato Ict nel primo trimestre 2008, che ha mostrato tendenze simili a quelle rilevate per lo stesso periodo dell’anno precedente. Più in particolare, si rileva una stagnazione complessiva a livello aggregato (15.497 milioni di Euro, in calo dello 0,4%), per effetto di un calo dell’1,1% del business delle telecomunicazioni in tutte le sue componenti, non compensato dal progresso dell’1,2% del business dell’informatica. «Su questo andamento delle Tlc – spiega Capitani – pesano ancora gli effetti del decreto Bersani per la riduzione dei costi di ricarica. Un effetto contabile che non c’è più nel resto dell’anno». Questo, insieme ad altri fenomeni positivi, come una ripresa dei consumi individuali e di un aumento degli investimenti in infrastrutture, segnerà una crescita delle Tlc da qui a fine anno del 2,8%. Effetto consumi, ma in senso negativo, invece per l’It su cui peserà la contrazione dei bilanci delle famiglie, la maggiore prudenza delle Pmi, gli effetti delle operazioni di M&A nel settore bancario. Il tutto dovrebbe portare a fine anno a una crescita dell’intero comparto Ict intorno al 2,4 per cento, pari all’1,5% in più rispetto al 2007.

Grazie a Sole24Ore


Distributori di biglietti ATM sui mezzi pubblici: sarà la volta buona?

30/06/2008

Sono comparse nuove macchinette sui tram di Milano. A quanto pare ATM per una volta ha dato un’occhiata a quel che succede nel resto del mondo e – nonostante molti invocassero il ritorno del bigliettaio – ha deciso di guardare avanti e di mettere dei distributori di biglietti in vettura. Chissà se altre macchinette compariranno magicamente o tutto ancora una volta si risolverà in una bolla di sapone…

Grazie a 02blog


Per iPhone 3G richieste senza precedenti

30/06/2008

Una domanda senza precedenti e un interesse maggiore rispetto a qualsiasi altro lancio di smartphone registrato negli ultimi 5 anni. I risultati delle indagini di mercato eseguite dal Technology Adoption Panel di RBC, pubblicati tra gli altri anche da Silicon Alley Insider, dipingono un quadro estremamente favorevole per Apple.  Tra le persone intervistate che hanno intenzione di acquistare uno smartphone nei prossimi 90 giorni, oltre la metà, più esattamente il 56 per cento, acquisterà un iPhone. Il 25 per cento degli utenti intervistati dichiara che probabilmente lo acquisterà in futuro: la percentuale risulta praticamente doppia rispetto a quella registrata dalla stessa indagine eseguita nel 2007, alla vigilia del lancio del primo iPhone. L’interesse nell’acquisto di iPhone è più che doppio rispetto a qualsiasi altro smartphone di altri costruttori: RIM ha registrato il 23 per cento, Palm il 3%, HTC, Nokia e Samsung registrano il 2% ciascuna, mentre Motorola l’1 per cento. Tra le ragioni che spingono gli utenti all’acquisto di iPhone la ricerca indica soprattutto il prezzo più abbordabile con il 67 per cento, il collegamento 3G al 63 per cento, la presenza del GPS per il 47% degli intervistati, infine il 35 per cento per il supporto a Microsoft Exchange e le applicazioni di terze parti per il 20 per cento.

Grazie a Macitynet.it


iPhone 3G: in Hong Kong lo trovate a 15 euro al mese

30/06/2008

L’operatore Hutchinson ha pubblicato all’interno del proprio sito Web una nuova paginainteramente dedicata ai piani tariffari per l’imminente iPhone 3G. 

Con l’offerta più economica iPhone 8 GB sarà venduto a 2938 dollari di Hong Kong (HKD) pari a 238 euro e il modello da 16 GB a circa 300 euro sottoscrivendo un abbonamento mensile di 188 HKD, circa 15 euro al mese per 2 anni. In questa cifra sono inclusi messaggi SMS infiniti verso lo stesso operatore e l’accesso limitato ad alcuni servizi multimediali, 500 MB di dati e 500 minuti di conversazione.

Con un costo mensile di circa 21 euro il modello da 8 GB costa 141 euro mentre il 16 GB 206 euro: l’abbonamento include 500 MB di dati e 800 minuti di telefonate, mentre gli SMS infiniti verso 3 e l’accesso limitato ad alcuni servizi multimediali dell’operatore rimangono validi per tutte le offerte.

Con il terzo piano da 26 euro mensili è possibile acquistare iPhone 8 GB per 76 euro, mentre il 16 GB a 141 euro, inclusi 500 MB di dati e 1500 minuti di chiamate. Infine iPhone 8 GB è gratuito con il piano più costoso pari a 40 euro mensili che offre traffico dati illimitato e 2.200 minuti di conversazione. Con questa formula iPhone 3G da 16 GB costa solamente 11 euro.

I dirigenti Hutchison alias 3 sono convinti che iPhone è lo smartphone che rivoluzionerà l’utilizzo dei dispositivi tascabili e hanno creato così un piano tariffario incentrato sul traffico dati. Anche se le condizioni estremamente diverse dell’economia e del mercato non permettono un raffronto diretto con piani mensili e costo dei terminali con i paesi europei e l’Italia in particolare, il piano dell’operatore mobile di Hong Kong risulta decisamente accattivante.

 

Grazie a Macitynet.it


Utility Disco: crea una copia di una cartella e risparmia spazio

30/06/2008

Molti dei software che si scaricano dal web, soprattutto Apple, sono in formato immagine disco (con il suffisso .dmg). Doppio click sul file.dmg e il contenuto appare sul desktop, come se fosse stato montato un drive esterno. Grazie ad Utility Disco, è possibile creare un disco immagine. In modo particolare si può creare l’esatta copia di una cartella del proprio hard disk che verrà compressa facendo risparmiare non poco spazio. Per creare un file.dmg, una volta lanciato Utility Disco, è sufficiente selezionare Archivio/Nuova/Immagine disco da cartella, quindi, navigare tra i menu del Finder, scegliere la cartella desiderata ed assicurarsi che in Formato sia impostato compresso

Grazie a Spider-mac


Notebook Apple: + 61%

30/06/2008

Secondo una ricerca relativa al mercato notebook svolta da Display Search, Apple ha incrementato del 61% le vendite dei propri portatili nel primo trimestre fiscale del 2008, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Con una distribuzione di oltre 1.400.000 unità (rispetto alla precedente di quasi 900.000) Apple va a posizionarsi al secondo posto tra le aziende con il maggiore aumento delle vendite in termini di punti percentuali. Davanti a tutti, come era lecito immaginare, c’è Asus con una crescita del 67% rispetto al proprio Q1-2007, ottenuta grazie al lancio dell’Eee Pc.

Per quanto riguarda la distribuzione sul suolo, Apple, con una percentuale di presenza del 4.6%, è ben lontana dal “podio” costituito da HP (20.8% del mercato), Dell (15.1% del mercato) e Acer (14.6% del mercato), la somma dei quali rappresenta la metà dei notebook di tutto il mondo.

Verosimilmente Apple effettuerà un salto quantitativo, in termini di presenza sul suolo (e quindi anche vendite), quando anche il mondobusiness volgerà l’attenzione in maniera costante e massiccia ai suoi prodotti. Personalmente mi auguro che quel giorno non arrivi mai, ma le aziende ragionano diversamente dai singoli consumatori.

Grazie a Melablog