Brevetti: un patto “milionario” fra i giganti dell’hi-tec

Unire le forze, e che forze, per difendersi da potenziali (e spesso milionarie) cause legali per la violazione della proprietà intellettuale. L’intento di mettere a fattor comune specifiche risorse formando un vero e proprio patto è del gotha dell’industria tecnologica e stando a quanto riportato ieri dal Wall Street Journal (le fonti rimangono anonime) il piano di Verizon Communications, Google, Cisco Systems, Hewlett-Packard ed Ericsson è quello di acquistare i brevetti chiave prima che cadano nelle mani di terzi ed evitare che questi ultimi possano usarli contro di loro. Il patto in questione avrebbe anche un nome, Allied Security Trust, e per farne parte, ogni compagnia pagherà 250.000 dollari di premio (per arrivare nel complesso, stando alle indiscrezioni, a un capitale da investire di 5 milioni di dollari). Trovare le ragioni di questa iniziativa, dice in sostanza l’articolo del Wsj, è facile: le azioni legali intentate ai big dell’hi-tech per la violazione dei brevetti sono arrivate alla cifra record di 2.500 lo scorso ottobre, contro le 921 del 1990. Il Senato americano da tempo doveva intervenire per ovviare al proliferare delle cause “fraudolente” inviate alle varie corti statunitensi ma il cosiddetto Patent Reform Act del 2007 (sobillato e sostenuto dalle varie Microsoft, Google, Cisco, Adobe Systems, Apple, Intel, Symantec, Dell, Hewlett-Packard, eBay, Oracle e Red Hat) è rimasto al momento a languire. E così le grandi firme hanno deciso di fare da sé.

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