Sbarca a Shanghai la vela di Massimiliano Fuksas. Ma non la firma lui. È una copia del landmark milanese e sarà realizzata nell’area dell’Expo 2010. Un’altra vela di vetro, probabilmente più lunga di un chilometro e mezzo di quella milanese, con una passerella coperta sospesa che collega i diversi spazi espositivi. Non una citazione nè la rielaborazione di un’idea come è prassi nella storia dell’architettura, ma la riproduzione di un concept made in Italy. “Non è la prima volta che accade – dicono gli architetti italiani che lavorano in zona e segnalano la notizia, allarmati anche per il proprio lavoro -. Quando si arriva quasi al plagio, non si riconosce il valore all’autore dell’opera”. Il progetto è esposto al pubblico nell’area del grande cantiere cinese dove l’organizzazione presenta e monitora costantemente il potente work in progress. Oggi sono visibili sia i rendering che il plastico di questa architettura che diventerà un asse importante nella zona in cui si concentrano le nuove costruzioni programmate per il grande evento. Una copia. Un segnale positivo l’ammirazione per il design italiano ma anche un mancato riconoscimento di valore all’autore. Non è forse un problema specifico dello studio romano che da poco ha aperto una nuova sede in Cina dopo aver vinto l’importante incarico per l’aeroporto di Shenzhen. Ma un caso simbolo che trova altri riscontri e che esporta la creatività italiana in giro per il mondo. Anche una torre per uffici caratterizzata da fasce orizzontali bianche e nere, una sorta di codice a barre, realizzata a Imola sulla Bologna-Rimini dai quarantenni Cristofani e Lelli ha un gemello in Giappone. Si tratta della Ring House progettata dallo studio Tna, pluripremiata, ma concepita quando il progetto italiano era già esposto in una mostra a New York e pubblicata su una rivista cinese. Tra le cause sicuramente la rapida e incontrollata diffusione delle immagini attraverso la rete internet.
Via ¦ Sole24Ore




















