Petrolio, previsioni a 250 dollari

Il prezzo del barile di petrolio arriverà «presto» a 250 dollari, contro i 146 attuali. La previsione del numero uno del colosso del gas russo Gazprom, Aleksei Miller, è solo una delle tante che si susseguono in questi giorni. Il New Scientist parte da qui per lanciare un altro allarme: cosa succederebbe se venissero bloccati i circuiti mondiali attraverso cui viene distribuito il petrolio? La risposta la dà qualche riga dopo. Basta un attentato terroristico, una calamità naturale o disordini locali. I prezzi si impennano. I rifornimenti scarseggiano. E l’economia mondiale ne risente. Il motivo è presto spiegato. Oggi la maggior parte del petrolio arriva da sette Paesi: Arabia Saudita, Russia, Stati Uniti, Iran, Cina, Messico e Canada, le tratte navali, gli stretti strategici, i principali Paesi produttori e consumatori). I giacimenti petroliferi in grado di produrre 1 milione di barili al giorno sono solo quattro. Fino a venti anni fa erano 15. Alcuni geologi prevedono che il «picco» del petrolio, ovvero il momento di massima produzione che precede il declino, sia ormai vicino. Una cosa è certa – continua New Scientist- se fino a qualche anno fa un guasto a una delle reti di distribuzione sarebbe stato facilmente risolto con un aumento di produzione, oggi le riserve in caso di emergenza non sarebbero sufficienti, se non per brevi periodi. Il petrolio viaggia nel mondo attraverso gli oleodotti sotterranei o via mare, con le navi cisterna. Diversi studi americani citati dalla rivista fotografano i problemi che potrebbe causare un attacco terroristico, una calamità naturale o i disordini locali contro una delle vene distributive principali. Sarebbe innanzitutto un problema di natura energetica: il Pianeta dipende dal petrolio. E il suo consumo, avverte l’Aie (Agenzia internazionale dell’energia) è in crescita. Ma non solo: plastica, giocattoli, borse, computer, «non c’è un prodotto o servizio sulla Terra che non sia collegato al petrolio – dice Cutler Cleveland, direttore del centro di studi energetico-ambientali all’università di Boston -. Gran parte della crescita economica e della popolazione del ventesimo secolo sono legate a una grossa disponibilità di petrolio». Per questo non sarebbe “solo” un problema energetico. Sarebbe un dramma per l’economia mondiale. E le possibili soluzioni appaiono ancora lontane e onerose.

 

Via ¦ Sole24Ore

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