Evasione fiscale, solo il 7% torna nelle casse dello Stato

13/07/2008

Farla franca è più difficile, ma dalla scoperta dell’evasione al pagamento la strada è ancora lunga. Se da un lato lo Stato ha migliorato notevolmente la capacità di far versare le imposte agli evasori pizzicati (gli incassi sono cresciuti del 272% in tre anni), dall’altro solo il 7,37% dell’evasione iscritta a ruolo finisce effettivamente per essere recuperata. Il 92,63% no. Un fenomeno che la Corte dei Conti, nel “Giudizio sul Rendiconto Generale dello Stato”, definisce “assai preoccupante”. Per la prima volta da molto tempo, però, i magistrati contabili segnalano anche un netto miglioramento del sistema. Nel 2005 e nel 2006 solo il 4,35 e il 4,38% delle imposte evase contestate veniva effettivamente incassato. Ora si è saliti al 7,37%. Si è ancora lontani dalla metà ma la strada sembra imboccata. ”Le percentuali di riscossione rispetto ai carichi retti registrate nel 2007 – scrivono i magistrati contabili – sono decisamente superiori a quelle degli anni precedenti, il che sta a significare che il nuovo sistema fornisce positive rispostè di riscossione. Tuttavia non può non essere notato che dette percentuali rappresentano ancora appena il 7,37% del carico netto erariale”. La Corte dei conti sottolinea che “si tratta di un fenomeno assai preoccupante che deve essere posto all’attenzione non solo dell’Agenzia delle Entrate ma anche dello stesso ministro dell’Economia perchè denuncia una notevole divaricazione tra attività di verifica ed attività di riscossione”. Il quadro tracciato non ha però solo ombre. Migliora la percentuale di riscosso dell’evasione contributiva: nel 2007 il 22,95% degli importi contestati è stato effettivamente incassato. Ancora migliore è il trend se si guardano gli importi in valore assoluto dell’evasione scoperta e incassata: la crescita è stata esponenziale. Si è passati dai 930 milioni del 2004, ai 1.295 milioni del 2005, dai 2.021 milioni del 2006 ai 3.460 milioni del 2007. In pratica l’aumento di gettito è stato del 272% in tre anni, del 167% negli ultimi due anni, del 71% tra il 2006 e il 2007. A questo si aggiunge una riduzione del 35% dei costi del sistema della riscossione tra il 2000 e il 2007: prima per fare versare le imposte evase e scoperte si pagavano 620 milioni di euro in un anno, ora si è scesi a 405 milioni di euro.

Via ¦ Repubblica.it


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13/07/2008

Multi-movie player per guardare fino a quattro filmati contemporaneamente.

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13/07/2008

Utility della menubar per tenere sempre sotto controllo le condizioni atmosferiche.

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13/07/2008

iScrobbler, client alternativo al più famoso last.fm.

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Diabete, il “lato oscuro” dei succhi di frutta

13/07/2008

I succhi di frutta aumentano del 18% le probabilità di insorgenza del diabete di tipo 2, quello cosiddetto alimentare. Queste bevande “bruciano” in un sol bicchiere i benefici di una dieta sana composta, invece, di verdure e frutta fresca, che al contrario si dimostrano capaci di tagliare i rischi di ammalarsi della malattia dismetabolica. A rivelare il “lato oscuro” dei succhi di frutta è una ricerca pubblicata su Diabetes Care e realizzata dalla Scuola di salute pubblica dell’università di Tulane, in Usa. Le conclusioni che incriminano le comuni bevande a base di frutta e zuccheri provengono da un ampio studio condotto su 71.346 donne tenute sotto osservazione per ben 18 anni. Di queste, ben 4.529 nell’arco di tempo preso in considerazione hanno sviluppato il diabete di tipo 2. L’intero campione era stato diviso in 5 gruppi in base alle abitudini alimentari, anche in relazione alle quantità di frutta e verdura fresche consumate, o di succhi di frutta bevuti. Ebbene, «tre porzioni di frutta fresca al giorno, da sole, riducono del 18% le probabilità di insorgenza del diabete, e una sola portata di verdure incrementa i benefici di un ulteriore 9%. Basta però una porzione di succo di frutta – spiega la coordinatrice della ricerca, Lydia Bazzano – per mandare in fumo per intero i benefici delle tre porzioni di frutta fresca». All’origine del meccanismo, secondo la scienziata, risiederebbe «la grande quantità di zuccheri contenuta nelle bevande, che introdotta in forma di liquidi viene assorbita molto velocemente».

Via ¦ LaStampa


Google Car, attenzione alle auto

13/07/2008

 

Si chiama Street View, è un servizio lanciato l’anno scorso da Google negli Stati Uniti e ora che sta sbarcando in Europa crea qualche polemica. La differenza rispetto a Google Earth è che la «visione stradale» offre uno sguardo ravvicinato e a 360 gradi, a livello del terreno, su tutto quello che è successo nel momento in cui la foto è stata scattata per comporre il quadro. Per costituire la panoramica, auto di Google dotate di fotocamera vengono mandate a girare in vie e piazze delle città: le immagini scattate da ogni direzione di marcia e da diverse angolature consentono poi al visitatore curioso di navigare con un senso di realtà sorprendente. E qui sorge il problema: la panoramica comprende porte e finestre di case, ingressi di negozi, parchi, giardini, marciapiedi e naturalmente non risparmia le persone che si trovano sulla scena al momento del passaggio delle Google Car con macchina fotografica a grand’angolo in azione. È successo così che negli Stati Uniti qualcuno che camminava di fronte alla vetrina di un negozio con materiale per soli adulti (un porno shop, per essere chiari), si è poi riconosciuto su Street View. Stesso imbarazzo per qualche signora che stava prendendo il sole poco vestita nel giardino o per il ragazzino che è stato immortalato mentre cadeva dalla bicicletta e poi è finito su You Tube come un tormentone supercliccato. Google ha acconsentito su richiesta a cancellare e sostituire immagini contestate per «motivi personali». Poi sono intervenuti motivi di sicurezza nazionale: il ministero degli Interni Usa ha fatto notare che mappare strade e piazze di Washington avrebbe potuto aiutare eventuali terroristi. Il Pentagono ha vietato naturalmente di pubblicare in rete panoramiche delle sue basi. Street View ha varcato l’Atlantico. Le Auto Google sono state inviate sulle strade del Tour de France: e siccome la corsa farà tappa anche a Cuneo, la città piemontese ha avuto l’onore di mostrare al mondo a 360 gradi e «in movimento » la sua Piazza Galimberti e Corso Nizza, il grande rettilineo che porta verso il confine. Ad aprile i blogger hanno dato l’allarme: Google Car avvistate nel centro di Milano e di Roma. Ora è il turno di Londra. E la stampa britannica, custode delle libertà civili dei lettori, si è mobilitata. Il titolo del Daily Mail, giornale della Middle England, annuncia battaglia: «Google spia alle vostre porte». E spiega: «Il sito Street View del gigante di Internet permetterà a chiunque nel mondo di digitare un indirizzo stradale del Regno Unito e avere una vista immediata della vostra strada, della vostra casa, della vostra intimità ». Il Mail avverte che secondo i critici il programma è «una cartina per i ladri» che avranno modo di osservare indisturbati portoni di case, auto in sosta e persone potenziali vittime di aggressioni. L’ufficio dell’Information Commissioner (il garante britannico della privacy) fa sapere che Google dovrà evitare di mostrare i volti di persone. Ma gli esperti legali citati dal tabloid ammettono che scattare foto a livello stradale e unirle per creare una mappa non viola le leggi sulla privacy nel Regno Unito. Google sottolinea che le foto sono state prese da aree pubbliche e il servizio è diretto a turisti che vogliono farsi un’idea dei luoghi da visitare, gente che cerca un negozio o vuole comprare una casa.

Via ¦ Corriere.it


Vernice trasparente sui vetri e il fotovoltaico rende il doppio

13/07/2008

Molti grandi passi avanti nella scienza sono stati fatti non solo grazie alle risposte, ma alle domande giuste. Spesso risultati che sembravano sfuggire costantemente di mano sono arrivati “semplicemente” cambiando obiettivo. E’ quanto promette di fare anche l’importante innovazione nello sfruttamento dell’energia solare messa a punto in questi giorni nei laboratori del Massachusetts Institute of Technology. Se fino ad oggi l’approccio per cercare di rendere economicamente più competitiva la trasformazione della luce in corrente elettrica era quello di migliorare l’efficienza dei pannelli solari, Marc Baldo e il suo team del Mit hanno avuto l’intuizione di rovesciare il problema. Anziché cercare di costruire celle fotovoltaiche migliori, hanno pensato a come far arrivare più luce a quelle di cui già disponiamo. Idea non del tutto originale, visto che in giro per il mondo già esistono o sono in costruzione diverse centrali solari termodinamiche che sfruttano la forza del sole “raccogliendola” attraverso grandi specchi parabolici, trasformandola in calore. Si tratta però di impianti costosi, che hanno bisogno di forti investimenti e di molta tecnologia. Esattamente l’opposto di ciò che sono riusciti ad ottenere gli esperti del laboratorio di ottica organica del Mit. Insieme ai suoi collaboratori, il professor Baldo, è riuscito a realizzare una speciale “vernice” trasparente in materiale organico che applicata sulle superfici dei vetri è in grado di catalizzare la luce e “intrappolarla” al loro interno. Il vetro si comporta quindi come una grande lastra di fibra ottica che obbliga la luce a scorrere verso l’esterno. Per trasformarla in energia è sufficiente quindi sistemare le cellule fotovoltaiche lungo la cornice. A costi ridotti, ogni finestra di casa potrebbe diventare così una fonte di elettricità. I risultati di questa intuizione sono stati pubblicati recentemente sulla rivista Science e sembrano davvero incoraggianti. L’efficienza delle cellule fotovoltaiche riesce a migliorare del 20%, un incremento che in futuro potrebbe toccare quota 50%. Al momento i pannelli solari convertono in elettricità una quota compresa tra il 10 e il 15% dell’energia che ricevono, mentre il costo di un Kwh prodotto con il fotovoltaico è di circa 15-20 centesimi di euro, contro i 5 circa del carbone. ”In fondo – quasi si schermisce il professor Baldo – il tutto si riduce a un pezzo di vetro con uno strato di vernice sopra. L’idea è che la luce entra e inizia a rimbalzare verso i bordi e a quel punto tutto ciò che occorre fare è piazzare delle cellule fotovoltaiche ai lati. La superficie dei bordi è cento volte inferiore a quella esposta al sole, così siamo convinti che il costo dell’energia solare possa essere abbassato”. Ma il team del Mit ha studiato anche un’altra possibile applicazione. Il vetro “pitturato” con la loro pellicola organica può essere piazzato infatti anche sopra i pannelli solari già in funzione, “irrorandoli” con una quantità di sole decisamente maggiore. In realtà bisognerebbe parlare della nuova speciale vernice al plurale, perché in laboratorio ne sono state create diverse in grado di coesistere sullo stesso vetro catturando frequenze di luce diverse a seconda dell’orario della giornata. Le prime prove eseguite al Mit con questo semplice accorgimento hanno mostrato la possibilità di raddoppiare l’attuale efficienza dei panelli al costo di un dollaro per ogni watt di potenza installato. Baldo e soci credono talmente tanto nelle prospettive della loro creatura da aver messo in piedi una società, la Covalent Solar, per passare immediatamente alla fase di produzione. Nei loro progetti dovrebbero bastare tre anni per arrivare a commercializzare il prodotto. Anche se riconoscono che ci sono ancora diverse cose da mettere a posto. Al momento il limite maggiore della vernice “cattura sole” è la sua deperibilità. “Ora funzionano per circa tre mesi e questo naturalmente non va bene, ma è un problema che stiamo risolvendo”, promette il professor Baldo.

Via ¦ Repubblica.it


iPhone Mania, ecco le icone

13/07/2008

Sul sito di DevianArt é possibile scaricare un pack con bellissime icone del Melafonino. Sono tutte in formato PNG.

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Searchme, splendido motore di ricerca in stile Cover Flow

13/07/2008

 

Searchme.com è un progetto che nasce per dare la possibilità di effettuare ricerche visuali. Searchme vi consente di vedere ciò che state cercando. Il sito possiede una grafica molto amata dagli utenti Apple, inquanto i risultati sono disposti come le copertine degli album di itunes.


iSquint, convertire video in pochi istanti

13/07/2008

Con l’avvento di iPhone, la possibilità di riprodurre video sui dispositivi portatili Apple ha ricoperto un ruolo sempre più rilevante, rendendo così necessari dei software in grado di permettere agli utenti di convertire ed importare i propri video personali. iSquint rientra proprio in questa categoria e fa della semplicità il suo cavallo di battaglia. Per convertire il file desiderato basta trascinare lo stesso all’interno della finestra di iSquint e cliccare “avvia”.

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Via ¦ TheAppleLounge