Anche il Bluetooth insidia la privacy
23/07/2008
Migliaia di cittadini britannici sono stati spiati ogni giorno attraverso il segnale Bluetooth, a loro insaputa, come ignari partecipanti del progetto Citiware, avviato dall’Università di Bath per studiare e capire i movimenti delle persone nelle città. I primi scanner sono stati installati tre anni fa nelle vie principali di Bath e hanno raccolto informazioni da cellulari, computer e altri dispositivi portatili. La ricerca ha così finito per dimostrare quanto la tecnologia Bluetooth possa entrare nella vita delle persone, carpendone le informazioni più bizzarre. I ricercatori hanno infatti posizionato quattro ricevitori Bluetooth nel centro cittadino e dopo quattro mesi hanno raccolto 10 mila segnali di telefoni dotati della tecnologia del «dente blu», con un ritmo di tremila alla settimana, riuscendo a ricostruire gli incontri delle persone nei negozi e nei locali. In realtà lo studio è diventato una cartina di tornasole inquietante di come la privacy possa essere lesa attraverso il Bluetooth. Altri scanner, per l’esattezza più di mille, sono stati successivamente installati a San Diego, Hong Kong, Australia, Singapore, Toronto e Berlino. Le informazioni raccolte sono state poi inviate all’apposito database centrale di Citiware. Alla fine un esercito di 250 mila possessori di Bluetooth in tutto il mondo è stato tracciato dagli scanner degli studiosi britannici, dando vita a un generoso archivio di informazioni che gli esperti hanno definito una seria minaccia per la privacy. Vassilis Kostakos, uno dei ricercatori di Bath, ha invitato apertamente le persone a disattivare la funzione Bluetooth per tutelare la riservatezza. La tecnologia wireless, che ormai esiste da tempo tramite telefonini, pc, laptop o addirittura stampanti, potrebbe rivelarsi una sorta di grande fratello. In realtà, come sottolinea Kostakos, tutte le tecnologie presentano un lato buono e un altro cattivo e il compito degli studiosi è quello di far emergere entrambi.
Via ¦ Corriere.it
Vendere in rete non è sempre e-commerce
23/07/2008
Il fatto che le prenotazioni alberghiere vengano effettuate da un’agenzia di viaggio attraverso Internet non comporta automaticamente che il servizio possa essere qualificato ai fini Iva come commercio elettronico. Questo il chiarimento fornito dall’agenzia delle Entrate con la risoluzione 312/E di ieri, emessa in risposta a un interpello formulato da una società spagnola che acquista, in nome proprio, servizi di prenotazione alberghiera per poi offrirli ad agenzie di viaggi in tutto il mondo. L’istante era dell’opinione che questo tipo di attività, essendo svolta attraverso il canale telematico, potesse rientrare fra i servizi prestati tramite mezzi elettronici (articolo 56 della direttiva 2006/112). Diversa l’opinione delle Entrate, secondo cui le prestazioni di commercio elettronico vanno individuate nei «servizi forniti attraverso internet o una rete elettronica e la cui natura rende la prestazione essenzialmente automatizzata, corredata di un intervento umano minimo e, in assenza della tecnologia dell’informazione, impossibile da garantire», caratteri non ricorrenti nel caso analizzato. In realtà, quest’ultima – a giudizio dell’Agenzia – si concretizza in una di fornitura di servizi alberghieri, cioè di prestazioni di servizi aventi ad oggetto beni immobili, che sono da considerare soggette a Iva in Italia, qualora la prenotazione si riferisca a strutture nel territorio dello Stato.
Via ¦ Sole24Ore
L’auto a zero emissioni è sempre più vicina
23/07/2008
Pensiamo ad una macchina che nei tratti di strada caratterizzati da traffico lento o altalenante riesca a ridurre consumi ed emissioni inquinanti. Stiamo sognando o ci rapportiamo con la realtà? Una vettura che, nei tratti cittadini caratterizzati da continue accelerazioni, decelerazioni e soste a motore acceso, ogni 25.000 km riesca a immettere nell’aria circa 1.000 kg di CO2 in meno rispetto ad altre vetture a benzina o diesel. Non stiamo sognando. Grazie alla continua evoluzione tecnologica, l’idea di un’auto a zero emissioni sta divenendo sempre più realtà. Una realtà che per ora si chiama Auto Ibrida. Il funzionamento è molto semplice: la vettura ibrida è costituita in maniera tale da avere una combinazione tra un classico motore termico, a diesel o benzina, e un motore elettrico alimentato da batterie ricaricabili. Il funzionamento dell’automobile vede i due motori intervenire congiuntamente o singolarmente a seconda delle situazioni o della volontà del conducente. A vettura ferma il motore termico è spento, in partenza e per i primi metri il movimento è garantito dal solo motore elettrico alimentato dalle batterie. Successivamente, quando si ha bisogno di maggior potenza per tenere una velocità più alta, interviene il motore termico. Nei momenti di massima accelerazione i due motori funzionano contemporaneamente sviluppando la massima potenza disponibile. Il principio cardine è quello di utilizzare un propulsore elettrico al fine di coadiuvare il motore termico nelle situazioni in cui questo si trovi a funzionare a bassi regimi. L’utilizzo simultaneo dei due motori, inoltre, consente di utilizzare un ottimo 30% in meno di carburante. Tutto a favore del risparmio e della salvaguardia ambientale. Da anni si sente parlare di autovetture ibride, ma il Salone di Ginevra 2008 ci ha fornito interessanti spunti per valutare da un lato l’evoluzione tecnologica e dall’altro un ingresso sempre più massiccio nel mercato da parte della stragrande maggioranza delle case automobilistiche. Infatti, ad affiancare Toyota e Honda, pionieri e leader indiscussi del mercato, possiamo ora trovare prestigiosi brand come Mercedes, Bmw, Volkswagen, Volvo, Saab e Porsche. Ci sono inoltre nuove e importanti tecnologie implementate sulle Ibride: il sistema Start/Stop ad esempio, ossia un dispositivo che spegne il motore nelle soste con pedale del freno premuto e lo riaccende in automatico al semplice rilascio del freno; oppure i pannelli solari montati dalla Toyota sul tetto della nuova Prius al fine di ottenere l’energia necessaria a far funzionare l’impianto di condizionamento. Ora non resta che chiedersi perché il mercato delle auto ibride, almeno in Italia, sia ancorato allo stato embrionale e non riesca a decollare definitivamente. Per le strade se ne vedono poche, troppo poche. Com’è possibile? Di certo due fattori da non sottovalutare sono i prezzi elevati e la scarsa gamma di vetture a disposizione. Nel Bel Paese infatti è attualmente possibile acquistare solamente due modelli, la Honda Civic al costo di circa 22.000 euro e la Toyota Prius che si aggira intorno ai 25.000. Ma non è tutto qua, ridurre il problema a soli due fattori potrebbe essere un limite. Ci sono altre pareti da abbattere come la convinzione che le prestazioni delle vetture ibride siano totalmente inferiori rispetto a quelle delle automobili convenzionali. Non è così. La Prius, ad esempio, sviluppa attualmente motorizzazioni 1.800 con 160 cavalli; la Porche sta sperimentando motori a benzina che raggiungono i 280 cavalli coadiuvati da propulsori elettrici che arrivano a 50 cavalli; La Palumbo M80, auto americana costruita dalla Motorcar Company of America, affianca al motore termico da 350 cavalli capace di garantire un’accelerazione da 0 a 100 in meno di quattro secondi, un motore elettrico che entra in azione esclusivamente a basse velocità. Che dire poi del timore che le batterie possano scaricarsi e rendere invano il tentativo di risparmiare sul carburante e di inquinare meno? Insomma, se l’idea è quella di dover attaccare costantemente l’autovettura ad un caricabatterie come se fosse un enorme telefonino a quattro ruote, occorre aprire gli occhi all’avanzare della tecnologia: oggi il motore elettrico si ricarica anche lungo il percorso. Infatti, un generatore azionato dal motore termico, soprattutto nelle fasi di rallentamento e frenata, inverte il funzionamento del motore elettrico trasformando l’energia cinetica della vettura che si muove per inerzia in energia elettrica che viene convogliata nelle batterie. L’altro muro da abbattere è comunicazionale. Le Ibride sono, sempre in Italia, poco spinte dai media e dalle stesse case automobilistiche produttrici. Sembra che l’interesse dei marketers sia esclusivamente rivolto a pubblicizzare fattori come linea, prestazioni e status symbol offerti dalla vettura. Ma i tempi cambiano e, con loro, anche le esigenze di chi acquista. Le auto ibride non costituiscono sicuramente la soluzione definitiva, l’intento ultimo resta quello di distaccarsi definitivamente dalla dipendenza dal petrolio cercando di orientare i consumi verso fonti di energia come l’idrogeno, ma sicuramente gli esperimenti attuali sono e saranno utili per il progresso tecnologico. L’augurio è quello di vedere per le strade sempre più vetture a impatto ambientale ridotto e, allo stesso tempo, di veder fiorire costantemente l’evoluzione tecnologica affinché si possa arrivare un domani alla tanto desiderata auto ecologica.
Via ¦ YesLife
Google Maps si arricchisce coi percorsi pedonali
23/07/2008
Google ha aggiunto le indicazioni stradali per pedoni a Maps, visualizzabili attraverso l’apposito link sotto la voce “Ottieni indicazioni stradali” con tanto di richiamo a “Presta attenzione quando percorri a piedi zone sconosciute”. Come da prassi il servizio è attualmente in fase di beta, molto probabilmente a causa del database non ancora dotato a dovere di indicazioni su passaggi attraversabili solo a piedi come sottopassi, scale e simili: con quanto presente comunque sia l’applicazione cercherà di ignorare sensi unici e offrire scorciatoie per indicare itinerari a piedi.
Via ¦ Downloadblog
Eco vacanze in camping a 5 stelle
23/07/2008
Tornare alle cose essenziali, ecco il vero lusso. Almeno in Francia. Dormire sotto le stelle, svegliarsi con la luce naturale, bere acqua sorgiva, lavarsi nei ruscelli e mangiare ortaggi e frutta coltivati negli orti biologici. La vacanza nei campeggi piace sempre di più. Ma questa volta parliamo di campeggi eco chic. I prezzi sono molto più alti (circa 100/150 euro a notte) e i fondatori di questi villaggi ecologici vogliono addirittura promuovere tra i frequentatori una diversa filosofia di vita. Non a caso, hanno scelto un nome - Huttopia - che richiama l’isola immaginaria di Tommaso Moro. In questi giorni, tutto esaurito nei tre villaggi francesi inaugurati dal 2005: a Rillé, vicino ai castelli della Loira, nella foresta di Rambouillet e a Versailles.
Quest’ultimo eco-camping è spesso preso di mira per weekend: in venti minuti di metro dalla Tour Eiffel si può scoprire un giaciglio in mezzo ad alberi secolari, senza rumori di macchine, radio e televisori. Le regole per gli ospiti sono rigide: niente elettricità (pannelli fotovoltaici e stufe a gas), automobili proibite, raccolta differenziata nelle abitazioni. Rispetto ai campeggi tradizionali, viene preservata una certa privacy: massimo duecento occupanti per ogni villaggio. E per distrarsi vengono proposte visite ornitologiche, gare di canottaggio oppure di acro-branche, un nuovo passatempo molto popolare tra i giovani che sembra ispirato a Tarzan: ci si lancia dalle cime degli alberi attaccandosi a lunghe corde. Il mito del buon selvaggio, è tornato in voga. Con un certo stile, un tocco di eleganza. La biancheria nelle tende è di cotone ecologico, i materassi in lattice naturale, le lampade a gas sembrano quelle dei primi colonialisti. Le piscine sono in legno e con ninfee e sassolini che dovrebbero proteggere dai germi. Per chi preferisce, c’è anche uno stile più americano anni Settanta, abitazioni ricavate dai camper famosi per le traversate coast to coast.
Via ¦ YesLife

Pubblicato da jacopofarina
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