Il futuro delle biomasse

24/07/2008

Le biomasse prenderanno sempre più piede nel mercato energetico europeo del futuro. Ricoprono, infatti, un ruolo cruciale nel conseguimento dell’obiettivo europeo del 20% di produzione di energia da fonti rinnovabili per il 2020. I motivi principali alla base dello sviluppo delle biomasse sono la riduzione delle emissioni serra e la ricerca di fonti energetiche sicure. E’ quanto emerge da una nuova analisi di mercato di Frost & Sullivan (http://www.energy.frost.comStrategic Assessment for European Biomass Energy Markets. L’Italia, assieme a Svezia, Olanda, Danimarca, Belgio, Germania e Austria, è uno dei Paesi più attivi nella creazione di impianti di biomasse in considerazione degli incentivi offerti. Le biomasse sono la fonte energetica rinnovabile a piu largo impiego che offre in modo sostenibile ed economico una risposta alla domanda energetica europea. Grazie ad un prezzo competitivo, questa costituisce infatti due terzi dell’offerta energetica da fonti rinnovabili offrendo anche l’opportunità di ridurre le emissioni di CO2.

Via ¦ ICTBlog


Cucina solare a ottomila metri

24/07/2008

In molti villaggi del Tibet ci sono due modi per prepararsi un pasto: accendere un fuoco utilizzando la legna o lo sterco di yak come combustibile; ricorrere ai rudimentali fornelli di metallo ricoperti di specchi (molto diffusi anche in Africa). Entrambi questi metodi, però, comportano molti problemi per le popolazioni locali: il fumo del letame provoca seri danni ai polmoni; la legna è poco disponibile e sta portando a una lenta deforestazione; i fornelli sono molto pesanti e spesso causano seri incidenti durante la cottura. Dai laboratori del Massachusetts Institute of Technology è ora arrivata un’alternativa destinata a cambiare la vita di molte persone che vivono sull’Himalaya. Si tratta di un fornello solare che riesce a combinare un approccio più pulito all’ambiente e meno rischi per la salute di chi lo utilizza. Ideato insieme a un team di ricerca dell’università tibetana Qinghai Normal, ha una base di bambù e una superficie di lana di yak ricoperta da un filtro solare (il Mylar) in grado di catturare molto calore e così riscaldare velocemente gli alimenti o le pentole poggiate sopra. L’utilizzo di sostanze per lo più presenti in natura ha permesso di ridurre al minimo i costi (solo 17 dollari). Inoltre, rispetto ai fornelli rudimentali, ha due pregi fondamentali: è super-leggero (può essere quindi trasportato agevolmente dai pastori) e molto più stabile (resiste anche alle violenti sferzate di vento). Il progetto del fornello solare è stato uno dei vincitori della recente Ideas Competition del Mit e ha subito attirato l’interesse dei produttori locali, che intendono commercializzarlo in Tibet dal prossimo anno. E c’è già chi pensa di esportarlo in analoghe zone elevate della Cina, dell’India e dell’America del Sud. Anche perché gli incidenti causati da metodi di cottura poco corretti sono all’ordine del giorno in tutti questi paesi. La World Health Organization ha calcolato (qui il report) che ogni anno 1,5 milioni di persone muoiono per malattie o incidenti causate da pratiche pericolose di cottura.

Via ¦ Corriere.it


L’aereo avvelena il pianeta, meglio una videoconferenza

24/07/2008

Le videoconferenze possono contribuire a salvare il pianeta. Parola dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC), il foro intergovernativo sul mutamento climatico, formato nel 1988 da due organismi delle Nazioni Unite. La tesi è stata sostenuta dal presidente dell’IPCC, l’indiano Rajendra Pachauri, durante un incontro dal titolo “Il tuo viaggio è davvero necessario?”, che si è tenuto a Westminster alla presenza di vari esponenti del parlamento britannico. Parlando in videoconferenza, l’economista e scienziato ambientale ha lanciato un appello alle aziende di tutto il mondo: ridurre i viaggi di lavoro dei propri dipendenti, e sostituirli con riunioni in videoconferenza, grazie anche ai progressi tecnologici compiuti dalle comunicazioni. In questo modo sarà possibile ridurre “le emissioni di gas serra prodotte dall’aviazione commerciale”, una delle principali responsabili del riscaldamento globale del pianeta. Già Bill Gates, Al Gore e il principe Carlo di Inghilterra avevano cercato di sensibilizzare l’opinione pubblica sugli effetti dell’aviazione sull’effetto serra. A gennaio, infatti, l’erede al trono britannico aveva presenziato sotto forma di ologramma al forum mondiale sul futuro dell’energia, che si svolgeva ad Abu Dhabi. Proprio come in Star Trek, Carlo aveva scelto di affidare a un’immagine tridimensionale la propria partecipazione, per contribuire, nel suo piccolo, a ridurre le emissioni di gas serra. Un viaggio da Londra agli Emirati arabi uniti avrebbe prodotto qualcosa come 15 tonnellate di emissioni che contribuiscono a causare il surriscaldamento del pianeta. Qualcosa di analogo ha fatto, cinque mesi dopo, Bill Gates, intervenuto secondo questa modalità a un convegno sull’Information Technology a Kuala Lumpur. Contesto ambientalista per l’apparizione sotto forma di ologramma da parte di Al Gore: la cornice è stata quella del Live Earth di Tokyo. Con questo fior fiore di testimonial, l’IPCC, che lo scorso anno ha vinto, insieme ad Al Gore, il Nobel per la pace, si trova a percorrere un solco che è già stato tracciato, e che non può non trovare d’accordo le associazioni ambientaliste. Subito dopo le dichiarazioni del presidente Pachauri, il WWF inglese ha invitato le aziende a cancellare un viaggio di lavoro ogni cinque. “Il settore dei trasporti – ha rimarcato il presidente dell’IPCC – contribuisce in maniera sostanziale alle emissioni di gas serra, e in alcune parti del pianeta rappresenta il 40% delle emissioni totali. Sicuramente uno dei fattori determinanti è rappresentato dalla crescita dell’aviazione civile. Se si potessero sostituire i viaggi di lavoro con videoconferenze, sarebbe possibile tenere a freno le emissioni degli aerei”. Una stima per difetto paragona l’inquinamento di ogni aeromobile a quello di 500 auto non catalizzate. L’aeroporto di Malpensa, tanto per fare un esempio, equivale a 250-300.000 auto al giorno, quello di Linate a 150.000. Ogni anno, gli aerei generano 700 milioni di tonnellate di CO2. Una singola persona che viaggia dall’Europa a New York consuma tra 1,5 e 2 tonnellate di CO2 (il calcolo è della Aviation Environment Federation). Proseguendo su questa strada, l’effetto serra da aviazione civile potrebbe triplicarsi entro il 2050 rispetto ai dati del 1990: la maggiore efficienza energetica degli aerei moderni e i passi avanti della tecnologia verranno annullati dalla crescita dei voli. Un discorso a parte meriterebbero gli aerei militari. Nel 2003 gli anarco-ciclisti della Critical Mass torinese, con gli scienziati della Società Meteorologica Italiana, hanno calcolato quanto contribuisce all’effetto serra una guerra aerea. Base per le stime è stata quella del Golfo del 1991. Si è partiti dalla considerazione che un aereo da caccia tipo F-15E Strike Eagle o F16 Falcon consuma circa 16.200 litri/ora; un bombardiere B52, 12.000 litri/ora; un elicottero da combattimento tipo AH64 Apache, 500 litri/ora. Su queste basi, si è calcolato che un mese di guerra soprattutto aerea porta l’emissione di 3,38 milioni di tonnellate di CO2: l’equivalente dell’effetto serra totale provocato in un anno da una città di 310 mila abitanti. E le conseguenze per l’uomo? Di effetto serra si muore. Secondo l’Agenzia per l’Ambiente dell’Unione europea, infatti, le emissioni di gas-serra hanno ridotto le aspettative di vita dell’essere umano di almeno un anno. Non meno drammatici i dati dell’Organizzazione mondiale della Sanità: il riscaldamento globale sta già facendo 150 mila morti l’anno, in termini di aumento della diffusione dei virus tropicali, dei disastri naturali e delle malattie respiratorie legate all’inquinamento. Un ricercatore americano, Mark Jacobson, dell’università di Stanford, è riuscito a definire di quante morti è responsabile la sola anidride carbonica: secondo il suo studio questo gas uccide direttamente 20 mila persone l’anno in tutto il mondo per ogni grado in più di temperatura che provoca. “Quella che ho trovato non è solo una correlazione, ma un vero e proprio rapporto di causa-effetto – spiega Jacobson – questo studio è il primo che ha dimostrato quantitativamente che i cambiamenti chimici e meteorologici dovuti alla sola CO2 sono sufficienti ad aumentare la mortalità”. Per il ricercatore il problema è particolarmente grave nelle aree urbane, dove l’inquinamento non riesce a disperdersi: “L’aumento della CO2 anche negli strati più alti dell’atmosfera – spiega – causa un cambiamento nella distribuzione delle temperature che contribuisce a formare delle cappe sulle città”. Sempre sulla base delle stime dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, il tasso di crescita della mortalità dovuta ai cambiamenti climatici è del 3% l’anno. In Italia, lo scenario peggiore delineato dagli esperti dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, è quello di un aumento della temperatura entro fine secolo di quattro gradi. Anche i segnali che arrivano dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse), sono tutt’altro che rassicuranti: entro il 2030, le emissioni globali cresceranno del 37% rispetto al 2005. Ancora: se proseguirà l’attuale trend senza interventi per ridurre le emissioni nemiche del clima, nel 2050 saranno del 52% superiori rispetto ai livelli 2005. La soluzione è una sola: abbattere drasticamente le emissioni di gas serra. Prima ancora del recente G8 di Tokyo, l’Agenzia per l’Ambiente dell’Unione europea aveva sollecitato l’Europa a “ridurle del 50% entro il 2020, per limitare l’aumento della temperatura globale a un massimo di 2 gradi”. Posizione che è stata poi ribadita in occasione del G8, dove Cina e India si sono però tirate fuori dalla gabbia d’impegno rappresentata da un documento che prevedeva l’impegno a dimezzare le emissioni per il 2050. Secondo l’Ocse bisogna rimboccarsi le maniche e, soprattutto, mettere mano alle risorse economiche di tutti i Paesi industrializzati. “Il Pil mondiale quasi raddoppierà entro il 2030 e triplicherà al 2050 – ha calcolato l’Ocse – e le simulazioni mostrano come basterebbe solo un po’ più dell’1% di questa crescita per attuare politiche in grado di ridurre gli inquinanti dell’aria di circa un terzo e contenere la crescita delle emissioni di gas serra al 12% circa anziché il 37% che si avrebbe senza alcun intervento”. Nel dettaglio, per ridurre le emissioni di gas serra basterebbe investire lo 0,5% del Pil mondiale nel 2030 e il 2,5% nel 2050. Per riuscirci, suggerisce l’Ocse “si potrebbe introdurre una tassa globale su tutte le emissioni serra che parta da appena due dollari per tonnellata di CO2-equivalente, incrementandola a 150 dollari per tonnellata nel 2050″. Oppure, come suggerito dall’agenzia delle Nazioni Unite, iniziare a ridurre i viaggi di lavoro con delle più economiche ed ecologiche videoconferenze.

Via ¦ Repubblica.it


Samsung Innov8, cellulare con fotocamera da 8 megapixel

24/07/2008

Sarà commercializzato in Europa a partire dal mese di agosto e negli altri paesi da settembre: il nuovo Samsung Innov8 vanta una serie impressionante di caratteristiche e funzioni che daranno filo da torcere a non pochi smartphone. Il sensore ottico integrato da 8 megapixel può essere utilizzo sia per scattare fotografie sia per la ripresa dei filmati. Nel primi caso lo Innov8 mette a disposizione dell’untete un illuminatore LED e tutte le più avanzate funzioni che oggi confidiamo di trovare in una fotocamera. Le principali sono riconoscimento del viso, degli occhi chiusi e del sorriso, stabilizzazione delle immagini, supporto per le fotografie panoramiche e automatismi vari di scatto. Non meno impressionanti le funzioni legate alla ripresa video: fino a 30 frame al secondo in risoluzione VGA e 120 frame al secondo in risoluzione QVGA (320×240), sopporto al formato DivX e, sia per le foto sia per i filmati, strumenti completi per l’editing direttamente dallo smartphone. Samsung Innov8 sarà disponibile in due versione con 8 e 16 GB di memoria integrata che può essere aumentata con una schedina microSD-HC. Funziona con il sistema operativo Symbian S60 di ultima generazione, quindi senza funzionalità touchscreen. L’autonomia è garantita da una batteria da 1200 mAh per tempi di conversazione pari a 8,5 ore e fino a 13 giorni in stand-by dichiarati dal costruttore. Per chi non fosse anche impressionato dalle caratteristiche di questo “mostro” tascabile ricordiamo inoltre: HSDPA, wi-Fi, Bluetooth stereo, radio FM e localizzazione via A-GPS.

Via ¦ Macitynet


Il vero costo del greggio? 80 dollari al barile (senza speculazione)

24/07/2008

Il prezzo del greggio sarebbe di circa 80 dollari al barile se non ci fosse la speculazione a spingere le quotazioni dell’oro nero. Lo ha indicato Jesus Reyes Heroles, amministratore delegato di Petroleos Mexicanos, confermando quanto calcolato da alcuni analisti. Una quotazione di 80 dollari al barile risulterebbe del 38 per cento inferiore al prezzo di chiusura del greggio martedì a New York e ridarebbe fiato alle economie dei paesi consumatori, fra i quali gli Stati Uniti. Il Congresso Usa, da parte sua, studierà questa settimana delle proposte volte proprio a mettere al bando alcuni aspetti delle contrattazioni dei derivati petroliferi, che secondo gli Usa hanno distorto la domanda e contribuito al balzo del 69 percento segnato dal greggio nell’ultimo anno. I legislatori Usa stanno considerando fra le altre cose la possibilità di limitare il numero di contratti che un investitore può detenere e potrebbero obbligare gli operatori ad un’informativa più stringente, per ridurre la domanda speculativa rispetto alla domanda fisica di greggio.
«Gli americani vengono presi per la gola non solo dall’Opec ma anche dagli speculatori proprio qui nel nostro paese», ha detto il senatore Ted Stevens, un repubblicano dell’Alaska, riferendosi all’Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio. «Storicamente, non è stato un grande problema. Solo di recente la speculazione ha raggiunto livelli insostenibili». I contratti petroliferi in mano agli investitori sul mercato di New York sono quasi raddoppiati ad aprile dall’anno prima, secondo la Commodity Futures Trading Commission, in una fase in cui operatori quali Goldman Sachs Group Inc. hanno aumentato le scommesse sulle variazioni di prezzo, esacerbando i rincari del greggio, di cui non intendono poi prendere fisicamente possesso, dicono i critici, e tutto ciò a fini esclusivamente di lucro e non di copertura del rischio.

Via ¦ Sole24Ore


AbitarECOstruire: a Pesaro 20 case ecosostenibili

24/07/2008

Ideare progetti di edilizia residenziale, coniugando sostenibilità ambientale e qualità architettonica con costi contenuti. Sono questi i criteri a cui dovranno attenersi i partecipanti al concorso abitarECOstruire presentato ieri mattina (mercoledì 23 aprile) a Roma da Legambiente e Ancab/Legacoop per la realizzazione di tre interventi di edilizia cooperativa residenziale. Ad illustrare gli obiettivi ed il regolamento del concorso sono stati Sebastiano Venneri, vicepresidente di Legambiente, Luciano Caffini, Presidente Ancab/Legacoop, Livio Pilot, Direttore Ancab/Legacoop, alla presenza dei presidenti delle tre cooperative di abitanti che realizzeranno gli interventi, i dirigenti tecnici ed i responsabili urbanisti dei Comuni interessati. Rivolto ad architetti e ingegneri il concorso, ad iscrizione gratuita, propone la progettazione di 20 alloggi nel Comune di Foligno (Perugia), 20 alloggi nel Comune di Pesaro, 30 alloggi nel Comune di Tricase (Lecce). Nelle aree da edificare si sperimenterà un’edilizia innovativa basata su standard energetici ottimali, come qualità urbanistica, architettonica e ambientale dell’intervento, e risparmio e efficienza energetica. ”Scegliere questi requisiti per costruire”, ha dichiarato Sebastiano Venneri, vicepresidente Legambiente nazionale “vuol dire ottenere maggiore risparmio di energia e risorse contribuendo, nel tempo stesso, al miglioramento complessivo della qualità ambientale delle città. Basti pensare che su un appartamento di circa 80 m² è possibile risparmiare circa 800 euro l’anno di bollette per riscaldamento e elettricità: una formula che oltre ad aiutare l’ambiente offre anche molti vantaggi per la nostra economia domestica”. A valutare i progetti presentati sarà una giuria di noti architetti e urbanisti che premierà i tre migliori elaborati per ogni area di concorso: al primo classificato verrà assegnato l’incarico di progettazione architettonica definitiva ed esecutiva, mentre ai secondi e ai terzi classificati saranno corrisposti rimborsi spese, rispettivamente, di €7.000 e €3.000.
Per l’area di Pesaro i lavori dovranno essere consegnati entro il 30 ottobre. Per tutte le informazioni è possibile consultare il sito di AbitarECOstruire, attivo dal agosto 2008.

Via ¦ GoMarche.it


Il Sahara ci illuminerà

24/07/2008

Il costo è alto (50 miliardi di euro) e il progetto ambizioso ma, con il petrolio alle stelle, sembra l’unica prospettiva di una via d’uscita. Un’immensa distesa di pannelli solari nel deserto del Sahara produrrà un giorno abbastanza energia da illuminare tutta l’Europa. Ne è convinto Arnulf Jaeger-Walden dell’Istituto per l’Energia della Commissione Europea: «Basterà catturare lo 0,3% dell’energia solare che scalda il deserto del Sahara per sopperire ai nostri bisogni energetici». Il progetto è stato presentato in questi giorni all’Euroscience Open Forum a Barcellona. Una nuova rete di trasmissione a corrente continua permetterà di portare l’elettricità in posti lontani senza correre il rischio di perdite d’energia. La nuova centrale dovrebbe sorgere in un’area poco più piccola del Galles e mettere a tacere quelli che sostengono che l’energia solare non sarà mai affidabile perché il tempo è imprevedibile. Il piano ha già ottenuto l’approvazione convinta del presidente francese Nicolas Sarkozy e del premier britannico Gordon Brown. I ricercatori sostengono che i pannelli solari nel Sahara saranno più efficaci perché in quella zona la luce solare è più intensa e, quindi, sarà possibile produrre tre volte più energia che in una centrale simile costruita nel nord Europa. Jaeger-Walden è anche convinto che, oltre al vantaggio ecologico, ci sarà un risparmio per i cittadini. «I consumatori pagheranno meno di quanto facciano ora» ha detto al quotidiano britannico Guardian. L’impegno più oneroso sarà costruire una nuova rete di trasmissione con i Paesi del Mediterraneo perché quella attuale non sarebbe in grado di sostenere la quantità di energia in arrivo dell’Africa del nord. I primi risultati si dovrebbero vedere nel 2050 quando la megacentrale dovrebbe già essere in grado di rendere autonomo un Paese come la Gran Bretagna.

Via ¦ Corriere.it


Quali sono le frontiere del nucleare?

24/07/2008

“Quasi tutti i 439 reattori a uso civile funzionanti oggi nel mondo appartengono alla cosiddetta II generazione, reattori sicuri che non hanno nulla a che vedere con i vecchi reattori di Cherobyl” racconta Stefano Monti, responsabile Enea per la definizione dei programmi di ricerca e sviluppo sulla fissione, in un’intervista del Corriere della Sera. “Anche in seguito all’incidente del 1986, irripetibile perchè avvenuto in un impianto obsoleto e privo di contenitore, c’è stata comunque una forte spinta a investire in reattori sempre più sicuri: la III generazione, di cui si vedono oggi le prime realizzazioni”. Come la EPR in Francia. 
Questi tipi di reattori riducono i costi rispetto ai precedenti, grazie ad una maggiore flessibilità operativa e ad un uso più efficiente del combustibile, sia esso uranio arricchito 235 o una miscela di ossidi di uranio e di plutonio prodotta dagli impianti di riprocessamento (ovvero in seguito al riciclo delle scorie). 
Ma il vero salto tecnologico del nucleare è verso i reattori di IV generazione, ancora più sicuri e capaci di produrre meno rifiuti, o addirittura di bruciare quelli prodotti dalle generazioni precedenti. Quali sono le loro caratteristiche? Questi reattori sfruttano meglio il combustibile, e inoltre generano neutroni in eccesso, permettendo di produrre più combustibile fissile di quello originariamente introdotto. 
Il problema della IV generazione è che ci vorranno più di 20-30 anni prima di averla a disposizione, e il fatto che una tecnologia sia disponibile non vuol dire che il mercato sia pronta ad accettarla: l’industria ha fatto investimenti notevoli per sviluppare la III generazione, che avrà una durata prevista di 60 anni. Anche se la IV generazione fosse pronta alla vendita nel 2030 chi la comprerebbe? Prima bisognerebbe ammortizzare i costi della III. Monti, dell’Enea spiega: “ I reattori di III generazione sono realtà oggi, per il resto c’è bisogno di un salto tecnologico di molti anni. Rubbia ha proposto il ciclo uranio-torio, ma sia chiaro che ad oggi nel mondo nessuno lo fa”. Insomma, se l’Italia ha un problema energetico in questo momento, c’è necessità di prendere una decisione nel breve termine, utilizzando le tecnologie mature e disponibili sul mercato. Forse l’unico problema dell’Italia consiste nell’aver distrutto le nostre competenze. Dopo il referendum infatti non abbiamo più investito nella ricerca e sviluppo di questa tecnologia. Paradossalmente il problema più serio adesso potrebbe non essere mettere in piedi una centrale, ma avere un’organizzazione scientifica che sappia farla funzionare. Ma questo resta tutto da dimostrare, sono supposizioni che molto probabilmente non rendono giustizia ai nostri ingegneri. 
Resta il fatto che la necessità c’è ora, quindi se vogliamo utilizzare la IV generazione in futuro, forse molto meglio iniziare con la III.


BikeMi, il bike sharing milanese prende il via

24/07/2008

 

Finalmente, dopo tentennamenti, attese e annunci fatti sottovoce, il BikeMi, il bike sharing milanese prende il via. Lo fa in minore, dato che da settimana prossima le bici disponibili saranno pochine e solo nella stazione di Piazza del Duomo. Il comune prevede di ampliare il parco bici di 10 unità a settimana, e a settembre partire in grande stile (con 40 bici in più?). La stazione di noleggio iniziale è quella del Duomo, mano a mano che passa il tempo se ne aggiungeranno svariate decine in ogni angolo della città. Le bici sono gialle (tipo vecchi tram), hanno un bel cestino davanti e il doppio marchio BikeMi e Ecopass.

Via ¦ 02Blog


Barca “a onde”: dalle Hawaii al Giappone

24/07/2008

The Suntory Mermaid II è riuscita nell’impresa: compiere un viaggio utilizzando solo l’energia delle onde. E’ partita in Maggio la Suntory Mermaid II: la barca giapponese alimentata solo dal movimendo ondoso del mare ha compiuto la traversata Hawaii-Giappone. La distanza totale di 7.000 km è stata coperta in circa quattro mesi, in cui la barca ha mantenuto una velocità media di 1,5 nodi. La Suntory Mermaid II è stata la prima barca del genere a compiere un viaggio di questa lunghezza, stabilendo un record unico! La barca è dotata di tecnologie sostenibili molto avanzate: oltre al sistema che sfrutta il moto delle onde, è dotata anche di pannelli solari. Per ora il viaggio è stato compiuto, resta solo la questione di ridurre un po’ i tempi di percorrenza. Il problema è chiaramente intrinseco nella fonte di energia, che non è sempre così potente da poter garantire una buona andatura alla barca. Problema già presente nelle barche a vela, che però in caso di emergenza sono dotate di un motore.

Via ¦ YesLife