01/09/2008
Presso l’area della ricerca del CNR di Bologna (31 agosto – 5 settembre) si terrà il quarto Simposio internazionale Sparc (Stratospheric Processes and their Role in Climate), progetto internazionale del Wcrp (World Climate Research Programme). Sono attesi oltre 400 scienziati ed esperti provenienti da tutto il mondo che si confronteranno sui risultati ottenuti dopo oltre dieci anni di studi condotti sulla stratosfera. Dopo anni di ricerche e studi sempre più precisi ed approfonditi si è giunti a prevedere che nel giro dei prossimi 50-60 anni il buco dell’ozono potrebbe chiudersi. Gli studi condotti in questi anni, sui processi fisici, chimici e dinamici del buco dell’ozono, ha aperto nuovi scenari su questioni come previsioni meteorologiche su scala stagionale e previsioni climatiche. L’analisi dei gas serra, presenti nell’atmosfera, servirà a prevedere le variazioni climatiche determinanti gli equlibri del clima terrestre. La scoperta di grossi sistemi nuvolosi, che spingendosi fino a 16 Km di altitudine trasportano materiale inquinante, fornirà molte risposte sulla composizione atmosferica.
Via ¦ Agorànews
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Pubblicato da jacopofarina
01/09/2008
Fatto con materiali riciclabili, estremamente contenuto nelle dimensioni, facile da trasportare ed adattabile a tipi diversi di situazioni: il “Recover Shelter” ideato dal designer Matthew Malone sembra pensato appositamente per le situazioni di emergenza. ”Recover Shelter” può proteggere una famiglia di quattro persone per un intero mese e può essere “aperto” da una sola persona in pochi minuti. Fatto in polipropilene, “Recover Shelter” è 100% riciclabile, isola totalmente idal freddo e dal caldo e la sua forma sagomata facilita la raccolta di acqua piovana. Via ¦ Trendsnow

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Pubblicato da jacopofarina
01/09/2008
Si parla sempre più di sostenibilità e fonti di energia alternativa. Tuttavia é necessario tenere conto anche dell’impatto ambientale. Per quanto riguarda il discorso sull’energia eolica bisogna tenere conto di diversi fattori: il vento non ha una “spinta” costante e omogenea ma é una forza abbastanza discontinua. Ma cosa succederebbe se “elevassimo” gli impianti ad altezze decisamente maggiori di quelle cui siamo abituati oggi? Gli impianti odierni variano tra i 60 e gli 80 metri di altezza. Se invece gli impianti fossero posizionati a 800-1000 metri il risultato cambierebbe non poco. Il vento a queste altezze è più intenso e costante che in superficie. Di questi problemi se ne sono occupati i ricercatori del Politecnico di Torino; dopo vari studi hanno creato KiteGen. Il progetto, messo a punto dall’equipe guidata da Massimo Ippolito e Mario Milanese, si basa sulla costruzione di impianti azionati da aquiloni molto simili a quelli utilizzati dagli sportivi che praticano KiteSurf, sport che sfrutta la forza trainante del vento. Il primo prototipo, già realizzato e funzionante, è costituito da più strutture che constano di un unico profilo alare montato su un particolare argano in grado di controllare e generare energia. Organismi di questo tipo hanno un’efficienza energetica tale da garantire la produzione di 10 megawatt, quanto basta ad alimentare una piccola città. Il futuro ci sposta verso un orizzonte in cui sarà possibile produrre addirittura un gigawatt. I vantaggi offerti dal progetto KiteGen sono importanti e significativi: tra i principali si possono citare i bassi costi di produzione energetica e il minore impatto ambientale. Per maggiori informazioni sul progetto KiteGen, vi rimando all’articolo di YesLife.
Via ¦ YesLife
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Pubblicato da jacopofarina