Ithaca, la podcar community negli USA

Trasporti e sostenibilità: un connubio destinato a diventare parte fondamentale del nostro futuro. Connubio che presto potrebbe diventare realtà nella città di Ithaca, situata nella parte centrale dello stato di New York. La soluzione avveniristica sembra tratta da qualche film di fantascienza: il gruppo Connect Ithaca vuole trasformare la città nella prima PodCar Community degli USA. PodCar – Personale Rapid Transit – rappresenta un concetto di trasporto pubblico sostenibile che adotta mezzi elettrici, quindi ad energia pulita ed emissioni 0, a guida automatica circolanti su linee indipendenti separate della classiche reti di traffico urbano. Vi sono numerosi altri progetti in fase realizativa che sfruttano la tecnologia PRT: tra questi, uno dei più famosi – l’Heathrow Ultra system – riguarda l’aeroporto londinese di Heathrow, dove le PodCabs elettriche avranno il compito di smistare i passeggeri e i bagagli da un terminal all’altro. La fine dei lavori é prevista per la primavera del 2009.

Via OneGreenTech

Chrysler Bubbly GEM

Chrysler ha recentemente rivelato l’ultima sua creazione, GEM Peapod, un veicolo elettrico che non usa benzina e non emette sostanze inquinanti, rendendolo perfetto per la città. Un NEV è classificato come un veicolo che pesa meno di 3000 libbre e ha una velocità massima di circa 25 miglia all’ora. Il Peapod a pieno carico pesa 2.200 libbre, con una lunghezza massima di 114 pollici e una larghezza di 57 con posti a sedere per 4 persone. Sarà disponibile nel 2009.

via Inhabitat

Lilypad, città-ninfea ecosostenibile

Il designer belga Vincent Callebaut ha progettato Lilypad: una città anfibia all’insegna dell’architettura sostenibile. Una città completamente ecosostenibile ed autosufficiente: rispetto della natura al 100%, zero inquinamento e rispettosa delle biodiversità. Grazie alla vegetazione che assorbe CO2, le abitazioni sono auto-sufficienti.

Via ¦ CNR & Sustainability

Uno scooter ecologico col buco!

Il problema della mobilità sostenibile riguarda davvero tutti al giorno d’oggi; il volume delle merci scambiate ha raggiunto livelli incredibili. Inoltre l’incremento dei costi energetici e quello del petrolio aggravano sempre più una situazione diventata ormai critica. Il mondo della logistica é costretto ogni giorno che passa a riconsiderare lo spazio ed il trasporto. DHL ha deciso così di adottare questo nuovo scooter assolutamente geniale: il nuovo gioiello a due ruote si distingue non solo per il design particolare che rende l’ingombro assai irrisorio a parità di capacità di carico, ma soprattutto per il tipo di alimentazione: batterie elettriche ad alta efficenza energetica forniscono la spinta necessaria a svolgere i compiti richiesti senza peraltro impattare sull’ambiente: zero inquinamento ma lavoro al 100%! Altro che i carrozzoni a quattro ruote che appestano l’aria che respiriamo ogni giorno e non contribuiscono certo a smaltire il traffico cittadino…

Via ¦ YesLife


L’auto a zero emissioni è sempre più vicina

 

Pensiamo ad una macchina che nei tratti di strada caratterizzati da traffico lento o altalenante riesca a ridurre consumi ed emissioni inquinanti. Stiamo sognando o ci rapportiamo con la realtà? Una vettura che, nei tratti cittadini caratterizzati da continue accelerazioni, decelerazioni e soste a motore acceso, ogni 25.000 km riesca a immettere nell’aria circa 1.000 kg di CO2 in meno rispetto ad altre vetture a benzina o diesel. Non stiamo sognando. Grazie alla continua evoluzione tecnologica, l’idea di un’auto a zero emissioni sta divenendo sempre più realtà. Una realtà che per ora si chiama Auto Ibrida. Il funzionamento è molto semplice: la vettura ibrida è costituita in maniera tale da avere una combinazione tra un classico motore termico, a diesel o benzina, e un motore elettrico alimentato da batterie ricaricabili. Il funzionamento dell’automobile vede i due motori intervenire congiuntamente o singolarmente a seconda delle situazioni o della volontà del conducente. A vettura ferma il motore termico è spento, in partenza e per i primi metri il movimento è garantito dal solo motore elettrico alimentato dalle batterie. Successivamente, quando si ha bisogno di maggior potenza per tenere una velocità più alta, interviene il motore termico. Nei momenti di massima accelerazione i due motori funzionano contemporaneamente sviluppando la massima potenza disponibile. Il principio cardine è quello di utilizzare un propulsore elettrico al fine di coadiuvare il motore termico nelle situazioni in cui questo si trovi a funzionare a bassi regimi. L’utilizzo simultaneo dei due motori, inoltre, consente di utilizzare un ottimo 30% in meno di carburante. Tutto a favore del risparmio e della salvaguardia ambientale. Da anni si sente parlare di autovetture ibride, ma il Salone di Ginevra 2008 ci ha fornito interessanti spunti per valutare da un lato l’evoluzione tecnologica e dall’altro un ingresso sempre più massiccio nel mercato da parte della stragrande maggioranza delle case automobilistiche. Infatti, ad affiancare Toyota e Honda, pionieri e leader indiscussi del mercato, possiamo ora trovare prestigiosi brand come Mercedes, Bmw, Volkswagen, Volvo, Saab e Porsche. Ci sono inoltre nuove e importanti tecnologie implementate sulle Ibride: il sistema Start/Stop ad esempio, ossia un dispositivo che spegne il motore nelle soste con pedale del freno premuto e lo riaccende in automatico al semplice rilascio del freno; oppure i pannelli solari montati dalla Toyota sul tetto della nuova Prius al fine di ottenere l’energia necessaria a far funzionare l’impianto di condizionamento. Ora non resta che chiedersi perché il mercato delle auto ibride, almeno in Italia, sia ancorato allo stato embrionale e non riesca a decollare definitivamente. Per le strade se ne vedono poche, troppo poche. Com’è possibile? Di certo due fattori da non sottovalutare sono i prezzi elevati e la scarsa gamma di vetture a disposizione. Nel Bel Paese infatti è attualmente possibile acquistare solamente due modelli, la Honda Civic al costo di circa 22.000 euro e la Toyota Prius che si aggira intorno ai 25.000. Ma non è tutto qua, ridurre il problema a soli due fattori potrebbe essere un limite. Ci sono altre pareti da abbattere come la convinzione che le prestazioni delle vetture ibride siano totalmente inferiori rispetto a quelle delle automobili convenzionali. Non è così. La Prius, ad esempio, sviluppa attualmente motorizzazioni 1.800 con 160 cavalli; la Porche sta sperimentando motori a benzina che raggiungono i 280 cavalli coadiuvati da propulsori elettrici che arrivano a 50 cavalli; La Palumbo M80, auto americana costruita dalla Motorcar Company of America, affianca al motore termico da 350 cavalli capace di garantire un’accelerazione da 0 a 100 in meno di quattro secondi, un motore elettrico che entra in azione esclusivamente a basse velocità. Che dire poi del timore che le batterie possano scaricarsi e rendere invano il tentativo di risparmiare sul carburante e di inquinare meno? Insomma, se l’idea è quella di dover attaccare costantemente l’autovettura ad un caricabatterie come se fosse un enorme telefonino a quattro ruote, occorre aprire gli occhi all’avanzare della tecnologia: oggi il motore elettrico si ricarica anche lungo il percorso. Infatti, un generatore azionato dal motore termico, soprattutto nelle fasi di rallentamento e frenata, inverte il funzionamento del motore elettrico trasformando l’energia cinetica della vettura che si muove per inerzia in energia elettrica che viene convogliata nelle batterie. L’altro muro da abbattere è comunicazionale. Le Ibride sono, sempre in Italia, poco spinte dai media e dalle stesse case automobilistiche produttrici. Sembra che l’interesse dei marketers sia esclusivamente rivolto a pubblicizzare fattori come linea, prestazioni e status symbol offerti dalla vettura. Ma i tempi cambiano e, con loro, anche le esigenze di chi acquista. Le auto ibride non costituiscono sicuramente la soluzione definitiva, l’intento ultimo resta quello di distaccarsi definitivamente dalla dipendenza dal petrolio cercando di orientare i consumi verso fonti di energia come l’idrogeno, ma sicuramente gli esperimenti attuali sono e saranno utili per il progresso tecnologico. L’augurio è quello di vedere per le strade sempre più vetture a impatto ambientale ridotto e, allo stesso tempo, di veder fiorire costantemente l’evoluzione tecnologica affinché si possa arrivare un domani alla tanto desiderata auto ecologica.

Via ¦ YesLife

Arrivano le prime auto elettriche. In Canada debuttano le Zenn

Primo, storico, passo per l’auto elettrica che debutta in grande stile sul mercato canadese. Non si tratta della solita supercar, di un prototipo o di una vettura prodotta in piccola serie per testare il mercato: la Zenn, questo il nome della vettura, è una vera city car, che costa poco – 15 mila dollari – e che offre prestazioni del tutto simili a quelli di una vettura di pari dimensioni. La Zenn (a proposito, il nome sta per “Zero emissions no noise”, ossia zero emissioni nessun rumore) può raggiungere una velocità massima di 40 km all’ora e viaggiare dai 50 agli 80 km a batteria pienamente carica. Non sono prestazioni ridicole, ma quelle che vengono richieste a tutte le auto nelle nostre città. In tutti i casi per chi volesse è sempre disponibile la Nemo, che ha un’autonomia di 110 chilometri e può raggiungere una velocità massima di 60 orari. Interessante anche il limite di omologazione: per evitare che qualche folle prenda una Zenn e si lanci in un coast to coast (negli Usa sarebbero capaci) la Zenn è omologata solo per circolare su strade pubbliche con un limite di 50 km orari, ossia in città. Ridicolo il costo chilometrico (circa un centesimo per chilometro) e già pronto il piano di sviluppo per esportare queste vetture in Messico, Europa e alcuni stati americani. Insomma, il futuro, molto probabilmente, è cominciato. Il bello è che comincia lontano dalle proposte e dalle idee dei colossi dell’industria dell’auto. Anche questo è un segno di come i grandi costruttori non abbiano saputo cogliere la necessità di avere auto super ecologiche.

Via ¦ Repubblica.it

L’Elettrotegole di Brianza Plastica

Ecco a voi un’azienda 100% italiana che, dopo un’esperienza decennale nel mercato dell’edilizia residenziale ed industriale con la produzione di lastre in vetroresina e con il termoisolante sottotegola noto come Isotec, propone sul mercato del fotovoltaico Elettrotegola, un prodotto che finalmente coniuga la produzione di energia a zero impatto ambientale con un’importante valenza architettonica. L’azienda è Brianza Plastica. Elettrotegola nasce nel 2005 negli stabilimenti di Carate Brianza ed è la naturale evoluzione della politica di Brianza Plastica finalizzata all’efficienza ed al risparmio energetico, iniziata oltre 20 anni fa con la produzione del sistema termoisolante ISOTEC. Elettrotegola è infatti il sistema fotovoltaico per la produzione di energia elettrica direttamente dal sole, sviluppato e realizzato totalmente nei propri medesimi stabilimenti, al fine di ottenere il migliore risultato architettonico per le coperture di tetti spioventi. Infatti, grazie ad un’attenta progettazione dimensionale, Elettrotegola si integra perfettamente con qualsiasi tipologia di tegola europea, sostituendosi alle tegole anziché sovrapponendosi ad esse, come invece avviene per i sistemi fotovoltaici tradizionali, per una durata di oltre 25 anni.

Via ¦ ICTBlog