World Food Clock: un mondo di cibo

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Avete idea di quanto cibo venga prodotto nel mondo ogni secondo? O quanto ne venga consumato? O i soldi spesi per crearlo?

Sapreste calcolare il tasso di produttività di un ettaro di terreno? Sareste in grado di misurare le tonnellate di gas prodotte dall’effetto serra rilasciate nell’aria e quanto sia il cibo sprecato?

World Clock Food è un bellissimo servizio online che calcola l’ammontare di questi e molti altri dati relativi al cibo ed ai processi produttivi che gravitano intorno a tale realtà. Sorprende sempre scoprire quante siano le tonnellate di cibo letteralmente buttato che tuttavia generano a catena reazioni dannose sul nostro ecosistema.

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In questi pochi istanti di lettura dell’articolo, sappiate che nel mondo è stato sprecato cibo per circa 2 milioni di dollari. Lo sapevate?

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RouteRANK: la strada più veloce ed economica fra due città

RouteRANK é un comodissimo servizio che consente di trovare la strada più veloce ed economica fra due città di tutto il mondo. Basta digitare i nomi delle due località (partenza ed arrivo), la data in cui si desidera viaggiare, l’ora ed infine cliccare “search“. Il servizio mostrerà così tutti i percorsi con i relativi dati: tempo di percorrenza, mezzi necessari per raggiungere il luogo di destinazione, costo totale ed anche la quantità di anidride carbonica immessa nell’aria.

via FeedMyApp

Record di spesa energetica per l’Italia nel 2008

Oil depositIl 2008 é quasi terminato e potrebbe essere ricordato per un primato cui vorremmo sicuramente rinunciare: é stato difatti l’anno con la più alta spesa per l’energia. Anche se la quotazione del petrolio é notevolmente calata negli ultimi mesi, l’Italia quest’anno avrà una bolletta estremamente salata da pagare: 56 miliardi di euro in energia, ben 10 miliardi in più rispetto al 2007 per acquistare fonti energetiche dall’estero.

Via YesLife

Farmers Market, spesa responsabile a Km 0

 

Crisi economica, recessione, crollo delle borse e chi più ne ha, più ne metta; di questi tempi bisogna ingegnarsi per risparmiare qualcosa. Soprattutto nell’alimentazione, si cercano sempre più soluzioni a km 0 per una spesa responsabile: la soluzione si chiama Farmer Market, ossia “la spesa dal contadino”. Ma in cosa consiste tutto ciò? E’ presto detto. Tendenza notevolmente affermata all’estero – soprattutto USA e Gran Bretagna – é in forte espansione in Italia: il successo consiste non solo in una minore spesa per i prodotti nostrani ma anche nel concetto di “filiera corta” senza intermediari che fanno inevitabilmente lievitare il prezzo finale. Ma perché scegliere i Farmers Market? Ecco i motivi:

 

  1. Priorità ai piccoli produttori con possibilità di contatto diretto con il produttore (la “filiera corta”)
  2. Invito alla socialità ed al confronto di idee fra le persone contro l’alienazione dei grandi supermercati
  3. Uso di tecniche di produzione biologiche con relativa spiegazione
  4. Rispetto della stagionalità dei prodotti

 

Per tutte le altre informazioni e per conoscere tutti i Farmers Market in Italia, vi rimando al sito ufficiale italiano.

Via YesLife

Aiuta l’ambiente, ricicla il tuo cellulare

 

L’annoso problema dello smaltimento dei rifiuti informatici e tecnologici aumenta e non sembrano esserci cieli tersi all’orizzonte. I vecchi cellulari, obsoleti ed ormai inutilizzati da anni, ammuffiscono nei cassetti o giacciono nelle soffitte dimenticati chissà dove. Purtroppo questi residuati dell’età della pietra non possono essere gettati nell’immondizia insieme a tutte le altre cose a causa dei loro componenti altamente nocivi ed inquinanti. Una soluzione sembra esserci: basta andare su www.soldiperiltuocellulare.com che consente di recuperare un pò di soldi dal nostro vecchio cellulare. Sul sito si possono vedere la quotazioni dell’apparecchio (ad esempio un iPhone da 16GB é valutato 149€); per usufruire del rimborso basta seguire tre semplici passaggi. Inoltre la spedizione é a carico del destinatario: notevole. Gli unici requisiti che il cellulare deve rispettare per essere accettato sono i seguenti:

  • accendersi ed essere funzionante
  • non avere danni rilevanti visibili o danni dovuti all’acqua sebbene accettino piccoli e lievi graffi
  • completo di batteria (e scheda memoria se fornita in dotazione al momento dell’acquisto)
  • far parte della lista come sito internet (o comunque facente parte di quelli riconosciuti)

Se per caso siete in possesso di un “mezzo d’epoca” valutato 0€, non scoraggiatevi; basta spedirlo a Redeem Italia che provvederà a smaltire l’apparecchio e piantare un albero per noi. Un’iniziativa lodevole, assolutamente da sfruttare.

Via ¦ Geekissimo

iPhone 3G da acquistare in USA: fine della leggenda metropolitana?

L’iPhone in Italia costa troppo. Meglio comprarlo in Usa che si risparmia. Questa convinzione, rimbalzata di blog in blog, di forum in forum si è rafforzata di passaggio in passaggio divenendo per qualcuno una convinzione tanto solida e inscalfibile da essere paragonata ad una realtà scientifica quando invece, ben che vada, è una semplice opinione, da mettere alla prova di tutte le contorsioni necessarie per acquistare un iPhone americano, mal che vada una semplice leggenda metropolitana. Cominciamo dall’inizio. Ovvero dal prezzo di un iPhone americano. Il prezzo è di 299 dollari, previo un contratto. Senza contratto con At&T infatti non si acquista nulla. Per stipulare il contratto si deve avere una domiciliazione americana per la carta di credito (escluso l’acquisto in contanti) e firmare per due anni di servizio che costano 70 dollari al mese. A questo punto si deve convincere un amico o un conoscente che ha la possbilità di farlo a firmare per noi (ammesso che noi non abbiamo già una carta di credito valida) il contratto e fargli ben presente di segnarsi sul calendario la data di rescissione del contratto che deve essere obbligatoriamente entro il secondo mese di validità. Nel caso la rescissione avvenisse nel primo mese, infatti, si sarebbe obbligati a riportare il telefono dove l’abbiamo comprato, nel caso fosse nel secondo (o successivi) si pagherebbero altri 70 dollari. Una volta firmata la rescissione si dovranno pagare: 70 dollari del primo mese di servizio, 36$ di attivazione e 175 dollari di penale per la rescissione. Il totale, sommato del costo del telefono, fanno per la precisione 580$ cui si debbono sommare le tasse che, ipotizzando che il nostro amico abiti a New York sono dell’8,375%. Il totale del costo sono 628$, cioè circa 395 euro: 80 euro meno di quanto non costi l’iPhone in Italia al netto dell’Iva. Già, l’Iva… Perché, dovessimo pagarci l’Iva, come si dovrebbe se si volesse essere in regola con le norme fiscali, quei 395 euro dovrebbero diventare 475 euro, contro i 569 (Ivati) dell’iPhone italiano. E sempre parlando di fiscalità e dazio, andrebbero sommati del dazio doganale che sarebbe intorno al 5% del valore (una ventina di euro). Alla fine, avrete risparmiato, in un verso o nell’altro, una settantina di euro. Solo evadendo le tasse e trovando qualche amico compiacente che ve lo porti a mano o per qualche canale “grigio” potrebbero essere di più, in pratica 170 euro. Ma per arrivare a questo risultato quale sarà stato il percorso? Escludete quello più diretto; andare negli Usa per lavoro o per piacere ed entrare in un negozio At&T o Apple perché non lo potrete fare a meno, come accennato, di poter seguire in prima persona tutta la trafila di cui sopra. Dovrete quindi contare su un amico o su un parner “commerciale” negli Usa che facciano per voi tutte le pratiche e vista la complessità o si tratta di un amico davvero molto… amico, o dovrete pagare il giusto, diciamo almeno un centinaio di euro il disturbo. Alla fine, tra elusione fiscale e qualche contorsione per un risparmio di qualche decina di euro, potrete di avere il vostro iPhone e vivere tranquilli e felici? Non proprio. Il telefono che vi sarà stato consegnato è, infatti, sim-locked, ovvero bloccato sulla rete dell’operatore americano. Va quindi sbloccato per essere usato e qui già sorge una nuova difficoltà; al momento non esiste ancora alcun sistema per sbloccare i telefoni con sim lock, praticamente tutti (o quasi) quelli venduti al di fuori dal nostro paese, compresi gli Usa. Ci sono pochi dubbi sul fatto che un sistema di sblocco arriverà, ma anche quando ci sarà, assai probabilmente dovrete rincorrere futuri hack perché ad ogni aggiornamento del software il telefono tornerà allo stato originario. In alternativa potrete evitare di aggiornarlo e perdere future nuove funzioni. “D’accordo – starete pensando – ma negli Usa esiste anche la possibilità di comprarsi un telefono con ricaricabile a “solo” 699$, 440 euro. Così risparmio 130 euro, senza troppi problemi”. Sbagliato. Prima di tutto il telefono con ricaricabile non esime dall’acquisto con carta di credito con domiciliazione americana. Secondariamente quel telefono che avrete acquistato risparmiando (sempre eludendo le tasse e le imposte doganali), sarà bloccato sulla rete operatore di AT&T e dovrà essere sbloccato. A conti fatti, sinceramente se fossimo cittadini USA e avessimo la possibilità di recuperare l’Iva come extra-comunitari, ci compreremmo un bel telefono sbloccato in Italia. Con iTunes e terminali funzionanti non si impiegherebbe più di un quarto d’ora e si avrebbe un telefono completamente sbloccato per sempre da usare con Verizon (non in 3G però) o un qualsiasi operatore ovunque al solo prezzo della sostituzione della scheda. Essendo italiani andremmo in un negozio Tim e Vodafone e compreremmo un telefono a 569 euro.

Via ¦ Macitynet

In Italia una nota spesa su tre é taroccata

I furbetti italiani delle note spese sembra non vogliano proprio scomparire. Da «L’uomo non è di legno» alle false ricevute dei taxi, dalla giornalista “costretta” a lasciare una prestigiosa sede estera per presunte irregolarità al grande inviato di guerra soprannominato «Sciupone l’Africano», non si contano gli aneddoti aziendali che alimentano le chiacchiere in mensa o i pettegolezzi alla macchinetta del caffè. In effetti le “note spese” sono sempre state oggetto – oltre che di feroci contenziosi – di “miti aziendali” e di “eroi” (positivi e negativi) che vengono tramandati dalla cultura d’impresa descrivendo sia i severi “controllori-cerberi” sia i disonesti “dipendenti-taroccatori”. Insomma, in azienda un po’ come nel film «Guardie e ladri» di Mario Monicelli, con Totò e Fabrizi. Adesso un rapporto, condotto in 18 Paesi dalla società Kds, mette a confronto le tecniche per “taroccare” i rimborsi spese. E anche chi bara di più: sarebbe addirittura un italiano su tre a gonfiare la propria nota spese. È bella l’Italia degli onesti. Un po’ meno quella dei disonesti che si attaccano a tutto pur di rimpinguare lo stipendio. La tradizione di indebite richieste di rimborsi spese ha radici profonde, e ora è arrivata appunto una ricerca internazionale ad attestarlo, come mette in evidenza un’inchiesta del Sole 24 Ore di domenica dedicata ai manager. Dalle ricevute per spese inesistenti agli altri esborsi mai avvenuti, la lista delle piccole frodi operate dai dipendenti è lunga. Venirne a capo appare difficile: l’assenza di resoconti affidabili, sommata alla diffusa tolleranza aziendale (spesso da essere ormai una regola), rende il compito arduo a chi ricerca gli abusi. Ma qualcuno ci rimette il posto…

Via ¦ Sole24Ore

Energia Nucleare: Bene o Male

Puntata #1: Il nucleare è economico?

L’Università Mit di Boston ha effettuato uno studio, che indica che il costo attuale di un kWh nucleare è di circa 6,7 centesimi di dollaro, contro i 4,2 del carbone e i 3,8 del gas naturale. 
Da uno studio effettuato dall’Università di Pisa emerge invece che il costo del nucleare è di 3 centesimi di dollaro al kWh, quindi più basso di tutte le altre fonti energetiche (rinnovabili e non rinnovabili). 
In linea di massima il costo del nucleare si suddivide nelle seguenti voci: 
– 53% costo di investimento 
– 28% costo del ciclo di combustibile (di cui circa il 6% dovuto all’acquisto dell’uranio vero e proprio) 
– 17% costo di esercizio e manutenzione 
– 2% costo dello smantellamento e recupero del sito

Un aspetto interessante che emerge da questi numeri è che l’uranio incide in maniera limitata sul costo finale dell’energia nucleare (solo il 6%). Questo significa che, anche un raddoppio del prezzo del combustibile, peraltro improbabile data la provenienza dello stesso da diverse parti del mondo (per lo più aree politicamente stabili, come Australia, Kazakistan e Canada), non inciderebbe in modo significativo sul prezzo dell’energia prodotta; pensate che una triplicazione del prezzo dell’uranio porterebbe il costo del kWh nucleare ad un aumento solo del 16%! Questa situazione è decisamente differente da quella del petrolio, il cui prezzo è in costante ed esorbitante crescita. Ormai ha superato la soglia dei 140$ al barile, e pensate che dieci anni fa eravamo a 12$ al barile! Fatto questo sicuramente molto penalizzante per il nostro Paese, poiché l’Italia dipende all’85% dalle importazioni dall’estero, e in media il prezzo dell’energia elettrica è ben più elevato rispetto alla media europea, proprio a causa di un eccessivo sbilanciamento verso i combustibili più costosi in assoluto e passibili di pericolosi rialzi (petrolio e gas naturale). L’uranio, invece, viene oggi estratto da giacimenti molto concentrati a 20 $/kg. Le riserve così accertate ammontano a circa 5 milioni di tonnellate (anche qui, c’è chi parla di 3 tonnellate e c’è chi parla di 10!); se si arrivasse ad estrarre uranio dal mare (dove ci sono 20 miliardi di tonnellate di uranio) potremmo arrivare a dei costi intorno ai 300 $/kg (si stanno facendo delle ricerche in questo senso in Giappone), ma anche in questo ipotetico caso pensate che il prezzo resterebbe paragonabile a quello delle fonti fossili.

Ultimo punto, ragioniamo sul costo al kWh delle fonti rinnovabili . Ecco qui a sopra lo studio commissionato da APER sui costi di generazione elettrica delle singole fonti rinnovabili. Ed ecco che emerge che tutte le fonti rinnovabili costano molto di più del nucleare (sia prendendo come base i dati del Mit sia quelli dell’Università di Pisa). Concludendo: gli studi danno dati discordanti, ma partono da presupposti e ipotesi differenti (quindi difficilmente comparabili). Entrambe le ricerche prese in considerazione indicano chiaramente che i calcoli sono plausibili, ma non effettivamente provati. Un’analisi precisa dei costi dovrebbe considerare molte variabili, tra cui il fattore temporale (non bisognerebbe considerare solo il presente ma anche i miglioramenti delle tecnologie future), oppure gli eventuali costi necessari per contenere entro limiti accettabili l’impatto ambientale di una fonte energetica. Nel mix dei costi dell’energia nucleare, l’uranio incide solo per una minima percentuale, il che significa che anche un forte aumento del costo della materia prima (per qualsiasi motivo geografico-politico) non provocherebbe un innalzamento significativo del costo finale dell’energia. …E ricordiamo che l’uranio è presente in aree politicamente stabili. Si sente spesso la frase che “per svilupparsi il nucleare ha bisogno di aiuti e sovvenzioni”. Vero. Ma attenzione, una frase del genere non significa che sia l’unica fonte di energia che necessiti di contributi statali. Dobbiamo infatti sottolineare che anche le opere eoliche e solari sono attualmente soggette a sovvenzioni dello stato. Ad oggi non esistono conti economici positivi, nè per il nucleare, nè per il solare, nè per l’eolico, a meno di contributi statali. Le fonti rinnovabili costano molto di più dell’energia nucleare. Certo, sono fonti rinnovabili, disponibili a tutti in grandi quantità, quindi devono assolutamente essere sviluppate e incentivate, ma, ad oggi, restano ancora quelle più costose, e non sarebbero in grado di sostituire le fonti fossili.

Via ¦ YesLife